venerdì 25 settembre 2009
VAMOS A LA PLAYA (OH OH OH OH OH)
I programmi per i prossimi 4 giorni sono: arrivo alle 16 a cancun, smutandamento e bagno nel mar dei caraibi. Giornata di sabato in viaggio verso Chichen Itza, domenica e lunedi abbronzatura selvaggia (con eventuale gita a Toulum ed Xcaret, da decidere in base al budget). Spero che il buon montezuma non decida di venire a prendere la tintarella con me, 4 giorni tranqulli penso di meritarmeli...
giovedì 24 settembre 2009
VADO AL MASSIMO, A CITTA' DEL MESSICO...
Comunque l'impressione che mi ha fatto e' di una citta' ben tenuta, che ha molto da offrire, e non la benche'minima traccia di delinquenza o malessere, quasi a sgretolare subito le leggende metropolitane che la vedono come citta' di delinquenti, anche con famiglia (stessa leggenda sui napoletani, gente invece civile e ospitale). Siamo arrivati all'ospedale infantile, definito da tutti la cattedrale della chirurgia pediatrica. Armando ci ha aspettato passeggiando fuori, noi, indossati i camici, siamo entrati e siamo andati dal suo amico, il professore responsabile della didattica. Ci siamo riconosciuti subito, tutti e 2 presenti nel Ranch di Leon, tra birra, tequila e chirurghi ubriachi (dettagli non specificati nella circostanza). Qualche chiacchiera, poi l'invito a raggiungere un chirurgo per visitare l'ospedale e vedere l'attivita' di chirurgia pediatrica. Scendiamo in ambulatorio e incontriamo il dottor Roberto, specialista nel trattamento di MAR e patologia colon rettale. Ci porta a spasso per i reparti, e mi spiega qualcosa sulle patologie e sulle frequenze: operano un'atresia delle vie biliari alla settimana, hanno malformazioni ano-rettali in programma come routine (quella che per noi italiani e' la circoncisione e l'orchidopessia), diversi tumori, trapianti di rene e fegato, estrofia della cloaca a quantita' impressionanti. Ricoverata c'e' una bimba con Hirschsprung: rimango sotto shock quando mi dice che e' stata operata 15 volte, e l'ultimo e' durato 36 ore...PRONTO??? Roba da fantascienza. Mi mostra poi l'area degli specializzandi: qui gia'dal primo anno operano, hanno autorita' come medici, possono firmare, operare, dare terapie, e sono a capo degli specializzandi di pediatria. Operano un sacco, e vengono istruiti a dovere. Sentendo tutto questo mi e' venuta la depressione a pensare che la cosa piu' eccitante che potrei fare in Italia sarebbe una cartella clinica (cosa che peraltro gia' faccio...). Incontro poi il dott. Lezama, quello del congresso che mi aveva invitato. Era dispiaciuto del mio non essere andato, pero' ha accettato la mia promessa a organizzarmi per tornare, e mi ha lasciato la mail per tenerci in contatto. E' un guru dell'oncologia in chirurgia pediatrica, sara' bello tenere un contatto del genere. Terminato il giro in ospedale con l'invito a tornare da specializzando, prima di uscire ho potuto ammirare un'opera di Diego Rivera, i bambini che giocano alla Pignatta, presente in originale nell'Auditorium dell'ospedale.
Nell'auditorium si stava svolgendo una lezione di cultura generale per i medici: un uomo barbuto, con occhiali e l'aria da prof di storia, parlava a diversi medici della Francia e della sua storia...molto interessante, e riflessivo vedere quanto ci tengano qui a formare un medico in tutti gli aspetti della cultura. E poi si dice che noi Italiani siamo avanti: penso, oggi ancor di piu', che siamo piccoli, cosi come il nostro stivale e' un puntino in mezzo al mappamondo...
Usciti dall'ospedale e ripescato Armando tra le bancarelle antestanti all'ospedale, siamo stati raggiunti da Fernando, specializzando in oculistica e figlio di una amica della dottoressa, e siamo andati in giro per la citta'. Purtroppo il centro era irraggiungibile in auto dato il traffico, pero' ho potuto ammirare lo stadio Atzeca (una roba immensa), le stradone a 4 corsie strapiene di auto, il quartiere di Coyacan. E' qui che ci siamo fermati, e a mia sorpresa siamo andati a visitare la casa Azul (cosa che fara' moooolto piacere alla mia dolce meta')...
Terminata la visita alla Casa che fu di Frida Khalo e Diego Rivera, siamo andati in un altro museo, la casa che fu di Dolores Olmedo, dove sono custodite molte opere di Frida e Diego, nonche' pochi esemplari di un cane messicano in via di estinzione , pavoni reali che viaggiano liberi nell'immenso giardino(mai visto uno da cosi' vicino prima!), e un sacco di splendide opere Maya, appartenute alla Olmedo, morta meno di 6 anni fa...
Concluse le visite al museo abbiamo passato 2 ore in auto per ritornare in ospedale. Quando ho chiesto se avevamo visto buona parte della citta', Fernando si e' messo a ridere, dicendomi che avevamo appena visto una piccola parte del sud della citta'...E' veramente qualcosa di immenso, e inimmaginabile. Dovro' tornarci per scoprire altri dettagli su cose interessanti, come la plaza de toro piu' grande del mondo, la piazza del centro piu' estesa del mondo, il quartiere dove vivono le gondole come a venezia...Salutato Fernando siamo tornati a Puebla. Nel viaggio in auto tante risate: mi sono sfogato su quanto accaduto in casa, facendo ridere i miei compagni di viaggio, che al tempo stesso si sono dimostrati molto disponibili. "Dovevi venire da noi, abbiamo case grandi, avresti uno spazio per te, per la tua ragazza...Andiamo in giro, ti portiamo a Veracruz, visitiamo Acapulco dove Armando ha un hotel, torni qui a Citta' del Messico e ti diamo la casa. Devi solo pagarti il volo, poi ti sistemiamo noi!". Mi piacerebbe approfittare di tutto questo, tornare a vedere quel che mi sono perso, e dare la possibilita' anche a mamma e papa', che non hanno mai visto niente fuori dall'Italia, di venire qui a scoprire un altro mondo, tanto lontano quanto vicino al nostro. Rientrati in Puebla alle 9 di sera mi hanno portato a visitare le loro case: giusto il tempo per 2 palloncini alla figlia di Armando, la conoscenza di Carmen (che verra' in estate a Milano) e suo fratello, visita alla casa della dottoressa che mi ha fatto un regalo stupendo, e poi cena in un ristorante tipico messicano a base di carne, scelta da un tagliere e cucinata di fianco al tavolo...Mi ha messo in imbarazzo quando ha pagato anche per me, dicendomi di non preoccuparmi e che era un piacere. So che non ha problemi economici, ma e' stato un bel gesto, sentito e generoso, che ho apprezzato. Peccato averli conosciuti solo adesso...Quest'ultima serata a Puebla e' stata decisamente bella, e si e' conclusa, accompagnandomi a casa, con un fortissimo abbraccio della dottoressa, uno di quelli in cui senti il calore e l'affetto, e l'invito a tornare e portare i miei cari. Un abbraccio anche ad Armando, che pero' rivedro' domani: si e'offerto di portarmi all'aereoporto, facendomi risparmiare i soldi del taxi, che potro' utilizzare per mangiare a destinazione. Dentro casa invece la solita solfa, consolle e occhi allucinati. Per fortuna quesi giorni son volati, anche perche' in casa ci ho passato meno di 2 ore. Ho approfittato per farmi la valigia, mezza pronta. Continuero' domattina, pronto per 4 giorni di relax...
L'ULTIMA CENA
Usciti dall'ospedale Rafa mi ha portato a casa, giusto il tempo di una doccia, prendere un cambio per domani, e ripartire verso casa sua. Mentre mi preparavo e' andato a prendere Lupita, la sua bimba di 6 anni. Durante il viaggio in auto mi sono divertito un sacco con la piccina, decisamente adorabile. E lui le vuole un bene incredibile...Arrivati a casa ho potuto sfoggiare per la piccola Lupita le mie doti da payaso: sculture di palloncini, micromagia, per la sua felicita' e quella del suo papa'. E non ho potuto resistere, nel vederlo sorridere indossando il mio naso rosso, dal regalarglielo insieme ai miei trucchi: e' rimasto molto contento ed emozionato. Spero ne possa fare buon uso al Niño Poblano, tra una visita e l'altra.
Riportata a casa Lupita ho iniziato a preparare la cena: per salutarmi Rafa ha organizzato in casa sua una serata con i suoi amici piu' cari, chiedendomi di preparare qualcosa di Italiano. C'erano Miguel e Alejandro, entrambi accompagnati dalle dolci meta', piu' la ragazza di Rafa, l'infermiera della sala parto. Ho cucinato per circa 3 ore, dalle 6 del pomeriggio, e le portate servite sono state: antipasto con bruschette all'italiana e melanzane arrostite, pasta alla norma, zucchine ripiene, insalata di pomodori e ananas in fette accompagnato da una crema di mascarpone(volevo fargli la torta, ma non ho trovato i savoiardi!!!). Cucinare tutto quel tempo, con solo 2 ore scarse di sonno, mi ha disintegrato la schiena, che non mi sentivo piu' dal dolore. Hanno apprezzato tutto, e il buon Rafa si e' letteralmente divorato le zucchine ripiene, servite quando gia' tutti stavano scoppiando.
Tra una portata e l'altra ho intrattenuto il pubblico con qualche trucco di micromagia e qualche scultura di palloncini, che anche agli adulti fanno piacere. Per concludere ho concesso la rivincita a scacchi a Miguel e Rafa: il primo e' stato nuovamente sconfitto, mentre Rafa e' riuscito a battermi, complice l'ora era mezzanotte passata) e i crampi addominali che mi impedivano anche di respirare. Alla fine il bollettino resta di 3:1 per l'italia degli scacchi, per la gioia dei tifosi. E' stata proprio una bella serata, conclusasi con abbracci, scambi di mail e promesse di rivedersi presto, qui o in Italia. Salutati tutti, l'unico desiderio era quello di dormire, desiderio disintegrato dal buon Montezuma, che ha deciso di partecipare anche lui alla cena per salutarmi prima della partenza (che je possino...)
mercoledì 23 settembre 2009
NIGHT SHIFT IN NIÑO POBLANO
ARROGANZA E PRESUNZIONE
Tralasciando questi pensieri, mentre visitavamo i bambini nella terapia intensiva, e in particolare la piccolina perforata operata piu’ volte, ho pensato che in questo mese le cose sono andate bene, e che nessuno dei bimbi trattati ha avuto conseguenze gravi o e’ deceduto. E questo pensiero positivo si e’ dimostrato prematuro. Saliti per un caffe’ ho scoperto, ascoltando Rafa parlare con Miguel, che durante i giorni del congresso e’ stato operato un neonato da un chirurgo generale, dato che non c’erano a disposizione chirurghi pediatra. Poteva essere trasferito in un altro hospédale, invece il chirurgo generale lo ha preso in carico. Arroganza e presunzione, la stessa che porta anche nel nostro paese i chirurghi a credersi onnipotenti, e a spingersi sempre oltre ogni limite. Da quando sono in chirurgia pediatrica piu’ volte e’ capitato di ricevere bambini e doverli trattare in urgenza, con quadri clinici severi che si sarebbero potuti evitare se i chirurghi generali che li avevano in carico li avessero trasferiti immediatamente. Beh, qui e’ successa la stessa cosa, con la differenza che, gestire una perforazione intestinale in un neonato con una resezione che generalmente fai in un adulto, puo’ andarte bene se sei fortunato, puo’ provocare la morte del piccolo nel caso opposto. E in questo caso, ieri, la piccolina non cel’ha fatta ed e’ morta… Ho cercato di superare il momento parlando di altro con Miguel. Dopo alcuni minuti, in attesa di andare ad operare, Rafa ci ha informato che ci sarebbe stata una seduta del consiglio bioetico, per discutere di un caso grave. Qui in México, benche’ si possa pensare che sono indietro con la sanita’, hanno a mio avviso una corretta maniera di gestire certe cose. Quando ci sono situazioni cliniche gravi, per le quali la medicina non puo’ piu’ far nulla e gestire un paziente puo’ voler dire ridursi nelle condizioni di avere vegetali attaccati ad una macchina, si riunisce un comitato di medici specialisti in piu’ discipline, che discute il caso e giunge ad una decisione. E’ una sorta di eutanasia passiva, ovvero la decisione di non intraprendere una certa strada di cure che puo’ solo prolungare le sofferenze dell’assistito e di chi gli sta intorno. Sicuramente una posizione difficile, una scelta che ricade su uomini e donne che discutono, con grande tensione e trasporto emotivo, seduti intorno ad un tavolo con tutta la documentazione clinica e legale. Niente a che vedere con l’arroganza del nostro paese, dove, in nome di una confessione religiosa predominante, capi di stato si impongono sopra qualunque cosa, anche sopra il volere di un padre che vede da 20 anni una carota con i capelli deperirsi in un letto attaccata ad un respiratore. Il caso discusso dalla commissione oggi era un caso molto toccante, che ha pero’ riaperto una ferita nel mio animo che si creo’ esattamente 2 anni fa, per una situazione analoga. Si tratta di una bimba, nata a fine luglio prematuramente per via di una infezione materna difficilmente gestibile complicata da aumento eccessivo di liquido amniotico. Dopo la nascita la bambina stava apparentemente bene, se non che dopo 2 settimane si e’ improvvisamente aggravata, ed un esame ha dimostrato l’esistenza di una emorragia cerebrale di IV grado, molto grave, che necessitava di trasfusioni di sangue. E i genitori di questa piccola sono “testigos de Jehová”. La decisione di non trasfondere la piccola, mantenuta salda dal padre, ha complicato ulteriormente il quadro clinico, con indebolimento ed anemia a cui ha fatto seguito una infezione che si e’ rapidamente trasformata in sepsi. Non e’ servito a nulla che la madre, seppure in modo coatto e di nascosto dal marito e da altri familiari, abbia acconsentito a sottoporre la piccina a 2 trasfusioni. Ormai era troppo tardi. Ad un esame tac cerebrale, seguito da una risonanza magnetica, la situazione resulta sconcertante: al posto del cervello, la piccola ha delle aree di colliquazione complete. A poco sono servite le 2 ventriculostomie praticate, che hanno solo fatto uscire dal cranio quantita’ abnormi di pus. Tutto cio’ che e’ rimasto del cervello della bambina e’ il tronco, che veicola le funzioni vegetative (respiro, digestione…). Tutto il resto e’ un ammasso di poltiglia, che ha ovviamente portato la piccola a soffrire di crisi convulsive continue, di difficile gestione. Oltretutto, il quadro infettivo si e’ complicato con una perforazione gastrica, che e’ stata trattata con una resezione parziale di stomaco. La decisione da prendere e’ difficile: tenerla in ospedale o mandarla a casa? Il problema e’ che qui i posti letto sono pochi, le richieste tante, e i casi senza speranza vengono lasciati al loro corso naturale: meglio morire nel calore della famiglia che soffrire una vita in un letto di ospedale, senza sapere cosa succedera’ quando i tuoi genitori non saranno piu’…. E la decisione del comitato etico, alla luce del quadro clinico e delle aspettative infauste, e’ di mandarla a casa. Ci sono persino difficolta’ nelle cure palliative Della piccola: eseguire una gastrostomia permetterebbe di alimentarla, ma il rischio di trasfusione, dato che ha solo mezzo stomaco e ricamente vascolarizzato, e’ alto. E il padre ovviamente si continua ad oppore, in nome di una legge interpretata dall’uomo. Mi fanno rabbia molte cose in tutto questo, a cominciare dall’arroganza e presunzione, gia’ sperimentata anche in Italia, di queste persone, spesso senza nemmeno troppa intelligenza, che pretendono di voler insegnare la medicina a chi l’ha studiata da una vita e praticata da decenni, avvalendosi di un opuscoletto di 32 pagine e della fatidica frase “beh, in altri paesi operano senza sangue, si vada ad informare…”. Forse fareste meglio ad informarvi voi, o meglio ancora a lasciare che la vostra coscienza, e non il timore dell’uomo, vi porti a fare delle scelte discutibili. E magari vestirsi di modestia e umilta’, suggerimento tanto predicato quanto poco applicato. Tutta la questione mi ha aperto una ferita che tenevo chiusa da un po’ di tempo, ed alimentato una rabbia incontrollabile. Mi vengono in mente le parole lette recentemente in un libro: “Vedono gli alberi ma non la foresta”. Se penso poi alla decisione della madre, e al modo di gestirla, la rabbia aumenta ancor di piu’. E risparmio di riportare i commenti dei medici di Puebla, molto a modo ma tutti concordi nel riscontrare che il problema principale per la bambina sono i genitori, in particolar modo il padre… Ancora adesso a pensare a quel che ho assistito, a rivedere le immagini della tac, mi piange il cuore. Come puo’ volere Dio tutto questo? Come si puo’ pensare che una scelta discutibile, che toglie valore alla vita di un neonato incolpevole (o di un adulto in altri casi) invece che dargliene, possa essere approvata quando mette altri esseri umani nella condizione di dover decidere quando e come morira’? Sembra un grande paradosso, che ancora adesso, nella rabbia, faccio fatica a spiegarmi. Per non pensarci piu’ e’ bastato scendere in sala operatoria, parlare con il papa’ della bambina da operare, guardare gli occhi di chi lascia la vita della cosa piu’ preziosa che ha nelle tue mani e che, riponendo grande fiducia in te dopo aver sentito tutti i rischi a cui puo’ andare incontro, dice: “la lascio nelle sue mani doctor, so che e’ la cosa migliore…”. E la cosa bella, alla fine dell’intervento, e’ potergliela ridare in braccio, sana e salva.
lunedì 21 settembre 2009
AUTUMN LEAVES (SCRUBS EDITION)
domenica 20 settembre 2009
LLUVIA DE INSULTOS (Y DE HAMBURGUESA TAMBIEN)
Marcos e' sceso e mi ha fatto restare li. Erano le 7 di mattina, e con molta nochalance ha bussato piu' volte ad una porta. Ho capito solo dopo che si trattava di un suo affittuario, e lo scopo del viaggio era ritirare i soldi dell'affitto (e bisogna far presto, se no questi non li trovi...). Terminata l'incombenza speravo di tornare tra le braccia di Morfeo, invece, facendo tappa nell'area 5 maggio (zona importante a livello storico per la cacciata dei francesi nel 1862, con 2 fortini, Hidalgo e Loreto, sede della resistenza, e un sacco di targhe a ricordare ai messicani dei loro fratelli patriotti che gli hanno regalato la liberta'), siamo finiti dietro allo stadio di Puebla. Qui ha parcheggiato l'auto lungo la strada e siamo stati per piu' di 40 minuti fermi, in silenzio. Non capivo il perche' di tutto questo, poi, alla mia 4 domanda "perche' diamine siamo qui???" la risposta e' stata: "la mia sposa mi ha chiesto Tamales, e qui viene un camioncino che li fa buonissimi...". COOOSAAA??? MA PER CHI MI HAI PRESO, PER IL TUO CANE DA COMPAGNIA??? Ho sollecitato piu' volte di tornare a casa data l'assenza del camioncino, finche' alle 8:40 siamo ripartiti. Non contento Marcos ha fatto un giro in auto ed e' tornato indietro. Fortuna ha voluto che il camioncino fosse arrivato, cosi' ha potuto fare felice la sua sposa, che intanto dormiva comodamente al calduccio. L'unica magra consolazione di tutto questo e' stata la gran bella vista dei vulcani sullo sfondo della citta', immagine che meritava una foto, se non fosse che la malasuerte mi avesse fatto scaricare la macchina fotografica proprio sul piu' bello...Siamo arrivati a casa alle 9.20, e non ci ho pensato 2 volte a tornare nel letto e piombare di nuovo in un sonno profondo. Sonno che e' durato solo 2 ore, perche' poi hanno deciso di tagliare l'erba nel giardino,esattamente sotto la mia finestra. OVVIAMENTE mi sono svegliato, e nella mia testa il gallo non faceva chicchirichi, ma urlava un po' di insulti variegati...Il meglio alla mia uscita in giardino, mezzo assonnato, con Marcos che mi invita a fare "un po di attivita' fisica" indicandomi la zappetta per aiutarli a fare il giardino...sai cosa c'e' caro marcos? ANCHE NO! Mi sono lavato, sistemato, e ho trovato il conforto di chi mi vuol bene, un attimo di sollievo in un momento di sconsolatezza estrema. Pensavo almeno di consolare il tutto con il viaggio verso il mercatino di Cholula, ma anche per questo ho dovuto penare ben 2 ore, prima di vederli pronti per uscire. C'e' chi mi dice di parlarci, di dire queste cose (e tutto il resto) e far valere i miei diritti mostrando la mia delusione. So che avrei ragione, ma sto attraversando una fase un po' zen, e non ho voglia di litigare. Voglio solo che passino questi altri giorni e andare a godermi un po' di mare. Il viaggio verso il mercato e' stato straziante, non calcolato (come per tutto il resto del pomeriggio), e costretto ad ascoltare un cd per imparare il tedesco...ALLEGRIA direbbe il buon Mike!!! Se non altro il tempo trascorso al mercatino l'ho impiegato a cercare gli ultimi regalini da portare in Italia, e non ho fatto minimamente caso alla loro indifferenza, attratto dai colori e dal folklore di questa terra.
Pensavo, al termine del giro, di tornare a casa per sfogarmi un po' su skype, e ricevere un po' di consolazione, invece, senza che mi si dicesse nulla, mi sono ritrovato ad Angelopolis,di nuovo. "L'hai mai visto?" Ehm, ero qua giusto venerdi', e vel'ho pure detto, ce la facciamo??? Lo scopo del viaggio era mangiare pollo fritto da KFC. Ho declinato la gentile offerta optando per un piu' leggero (e forse salubre) sushi. All'alba delle 6:40 la prospettiva di tornare a casa mi angosciava, cosi' ho optato per il cinema, presente nel centro commerciale. Con discreta svogliatezza Andre e Octa mi hanno seguito, e ho scelto pure il film: LLUVIA DE HAMBURGUESA, un film di animazione 3D che uscira' tra poco anche in Italia (visto che l'era glaciale 3 me la son perso mi sono cuccato un film prima dei miei compaesani :P). Prima del film mi sono dovuto sorbire 6 spot decisamente patriottici, tutti a ricordare di essere orglogliosi di appartenere al popolo messicano, alla sua gioventu', e a contribuire col microcredito per un futuro glorioso...Se non altro la pioggia di hamburgher mi e' piaciuta molto, e non ho avuto difficolta' a seguirla completamente nonostante fosse in spagnolo (e a questo punto potrei metterlo come terza lingua conosciuta, senza averci dedicato manco 1 secondo di studio, yeah!) e le risate hanno preso il posto degli insulti. Carino il film, la storia, la morale (e soprattutto il papa' monociglio del protagonista!), vi consiglio di andare a vederlo quando uscira'.

Alla fine del film mi era tornato un po' di buonumore, che e' sparito dopo meno di 20 minuti. "Ci fermiamo dai nonni?" e' stata la domanda dei ragazzi. Ovvia la risposta. E non e' servito molto a capirne il motivo: in meno di 20 secondi erano gia' sul divano, tv e sky accesi, a guardarsi un telefilm...ma gli vogliono proprio bene a sti nonni eh???ma un sacco! Ho resistito 5 minuti, tempo di vedere su discovery uno di quei programmi che ti insegna a crescere un figlio sociopatico, con una tata che invitava la mamma a punire il figlio rinchiudendolo in una specie di recinto...lascio a voi i commenti al riguardo, io non mi esprimo...Certo e' che se questi ragazzi sono sociopatici penso di sapere il perche'! Ho salutato e sono tornato a casa, dove ho sistemato tutti i regalini comprati. Ed e' stato poco fa, mentre pensavo sdraiato sul letto, che ho avuto la dimostrazione di vivere in mezzo a gente ambigua: si sono presentati in camera con 5 regali, uno per ciascun membro della mia famiglia. E la frase di congedo e' stata: "e' un piacere averti qui, e la nostra porta e' sempre aperta!"... Io vi consiglierei di aprire l'ombrello, perche' adesso vi arriva una pioggia di insulti!!!
sabato 19 settembre 2009
DIGRESSIONI DI FINE ESTATE
Il tempo passa in fretta passeggiando per queste vie piene di gente, buttando lo sguardo nelle decine di negozi di scarpe o abbigliamento sportivo. Davanti alla cattedrale, 10 e piu' clown intrattengono un discreto numero di adulti e bambini con gag, sculture di palloncini, giocoleria. Mi verrebbe voglia di truccarmi e buttarmi nella mischia.
Ne incrocio uno allontanarsi dalla piazza, sembra serio, un ottimo spunto per sfoggiare un sorriso e una linguaccia, che lo fanno immediatamente sorridere. Evidentemente non se lo aspettava... A guardare tutti questi clown presenti a Puebla penso a quando, prima di partire, dovevo scegliere il nome di questo blog, compito lasciato alla mia dolce meta'. Beh, non poteva trovare titolo piu' azzeccato! Anche per il lejano, perche' dopo quasi un mese lontano da casa, forse ora complice la situazione domestica, inizio a sentire un po' di nostalgia...
Mi sarebbe piaciuto passare un po' piu' di tempo in centro, ma per ovvi motivi alle 8 siamo ritornati a casa. E il viaggio di ritorno mi ha fatto provare l'esperienza piu' disumana degli ultimi anni. Avete presente, viaggiando in autostrada, quei camion pieni di maiali fino a scoppiare, al punto che i poveretti stanno uno sopra l'altro? Ecco, l'idea del mio viaggio di ritorno ora l'avete ben chiara! Per tornare infatti abbiamo preso un mini-van. Qui sono diffusissimi, e molto utilizzati. A vederli da fuori sono piu' piccoli del ford galaxy di papa'. A occhio e croce chiunque penserebbe di farci stare 7-9 persone al max. E invece no! Sono attrezzati come dei bus: pianale rifatto, scalini per la salita, meccanismo di leve multiple azionate da un maniglione tipo freno a mano dal conducente per aprire e chiudere il portello, sedilini tipo panchine per accogliere i 9 posti a sedere, manigle sul soffitto per aggrapparsi, luce al neon. Il numero raggiunto oggi nella corsa centro-momoxpan e' stato, udite udite, di 26 persone, 9 sedute, gli altri...IN PIEDI! Ora, io non sono una cima, ne' un giocatore di basket, ma sono decisamente piu' alto della media messicana. Se loro dentro i mini-van riescono a starci pure in piedi (octa non aveva nessuna difficolta', manco toccava il soffitto), io ho dovuto viaggiare piegato. E la cosa allucinante e' stata, lungo il cammino, la spietatezza del conducente, che non solo si fermava ogniqualvolta la gente lo richiedesse per salire, ma ha addirittura serrato le finestre e acceso il neon centrale, che riscaldava molto bene il mio cranio gia' rovente. Ho viaggiato per 10 minuti schiacciato a sandwich tra 2 coppiette, che approfittando della vicinanza obbligata, si scambiavano effusioni amorose...mi sentivo le lingue dentro le orecchie! Uno mi ha pure guardato male...Ma cosa cavolo guardi? Siamo qua in 26 in meno di 2 metri quadri, o guardo te o quello che limona di fianco!!!! Qui viaggiare in queste condizioni disumane (mi sentivo gulliver in viaggio dentro una micro-machine) e'un'abitudine. Sara', pero' lo giudico decisamente poco salubre. Poi non chiediamoci perche' le infezioni qui si propagano a macchia d'olio...Scendere dal bus e' stata come una liberazione, per i miei polmoni reclamanti ossigeno, per le mie orecchie, che limonavano insieme alle coppiette, per il mio collo e la mia schiena, tornati ad assumere una posizione umana. Ci vorrebbe un'uscita serale a questo punto, per dimenticare tutto, magari con un bel birrino ghiacciato...e invece no, di nuovo qui, di nuovo da solo, dormono ancora dai nonni...ma quanto bene gli vogliono!!!fortuna che questo e' il mio ultimo weekend in questa casa, un altro non potrei sopportarlo...poi altro che payaso lejano, divento un payaso malo...LO VOLETE UN PALLONCINO COLORATO?!?!? MUAHUAHUAHUAHUA (da leggere con tono sadico...)
venerdì 18 settembre 2009
BUENAS TARDES
giovedì 17 settembre 2009
E CCHISTA UN L'AVIA SINTUTA MAI...
Tornato a casa pero' abbiamo toccato la top three nelle cose che non avevo sentito mai (il rifiuto di darmi le chiavi di casa stamattina, lasciatemi poi in auto da Cesar, speravo fosse solo una banale coincidenza o un sintomo da malumore mattutino): scoprire che adesso chiudono a chiave anche la porta di camera quando non ci sono e' stato il top...solo perche' settimana scorsa mi hanno cambiato i soldi e li hanno messi in camera...mi avete preso per un ladro ???. Quello che mi e' stato insegnato fin da piccolo e' rispettare l'ambiente domestico, sia il mio che soprattutto quello degli altri. Non mi sono mai permesso nemmeno di entrare in camera dei miei, presenti o meno in casa, senza il loro permesso, figurarsi se lo faccio in casa di altri. Persino in camera dei ragazzi, dove sono ospite, conosco a malapena i 4 cassetti e la parte di armadio a me riservata...Quando vado ospite in casa di altri, mi considero una persona educata, civile, responsabile. Vado in paranoia alla sola idea di lasciare un capello fuori posto. Mi fa piacere collaborare nelle faccende domestiche, rendermi utile per le piccole cose, rispettare la privacy e le abitudini altrui senza minimamente imporre le mie. Beh, strana coincidenza, dopo il mio sfogo su skype davanti all'ennesima dimostrazione di assoluta indifferenza alle mie necessita' (preparazione di comida a base di cipolla, sapendo che e' l'unica cosa che non mangio, e successivo allestimento della lavatrice senza avvertirmi), forse perche' mi hanno sentito (anche parlando a bassa voce), forse perche' hanno letto quel che ho scritto, mi hanno invitato a lavare la biancheria. Ora, fin qui nulla di strano, se non che l'invito era valido dopo che avrebbero terminato di pranzare. Dopo un probabile rimorso di coscienza sono stato chiamato per pranzare con loro. Ho trovato un piatto di riso in bianco, cucinato prima che partissi per guanajate 5 giorni fa, scaldato (qui e' abitudine tenere la roba e riscaldarla ad libitum). Non volendo fare il maleducato, mi sono messo a tavola e ho mangiato. E' stato in quel momento che e' iniziato un discorso molto strano, che mi ha mandato il riso di traverso: "Perche' io ho viaggiato molto, e per non dare fastidio mi alzavo la notte a lavare le mie cose...perche' chiediamo rispetto...se uno ha abitudini musicali, gastronomiche, gli piace dormire molto io me lo tengo per me e non lo critico se sono in casa mia...i ragazzi sono molto intelligenti...se una persona manca di rispetto e' meglio non convivere insieme...". A sentire quelle parole, che mi sembravano tutt'altro che campate in aria, mi ribolliva il sangue nelle vene. Si perche' a casa mia il rispetto lo mostrano anche e soprattutto i padroni di casa. In fin dei conti non ho chiesto io di essere ospitato, e non si e' mai sentito che un padrone di casa invita il suo ospite, con sottili esempi di vita trascorsa, a non dare fastidio (cosa che mi sembra peraltro di non aver fatto fino ad ora). Spesso nei giorni passati, quando capitava che pranzassero alle 5 del pomeriggio, mi sono seduto a tavola con loro, anche se non mangiavo. Ho lavato le loro stoviglie, con piacere come faccio anche a casa mia e in altri contesti, cosa che nemmeno i loro figli fanno.. Non ho mai alzato la voce, litigato con qualcuno, mancato di rispetto per le loro abitudini, al punto da rinunciare a uscire o fare colazione per il loro desiderio di dormire fino a mezzogiorno. Non ho storto il naso alle loro sparizioni improvvise, lasciandomi solo in casa come un cretino. Ho anche preparato loro un pranzo, per scoprire dopo 2 ore dietro ai fornelli che avremmo mangiato in 3, mentre gli altri erano a zonzo a farsi i fatti propri...Non ho preteso che mi cucinassero nulla, ne' che badassero a me. A questo punto credo che l'unico interesse nel correre alla mia positivita' per H1N1 sia stato solo il loro desiderio di non essere infettati...oggi mi sono sentito dire tutte queste belle cose, seguite poi da una rapida illustrazione su come farmi la lavatrice ("perche' noi le cose le laviamo quando capita..." - "Eh no ciccio, voi le lavate il sabato, e mi e' stato detto chiaro e tondo appena sono arrivato! E giusto perche' non volevo disturbare o mancare di rispetto che ho lasciato per 2 settimane 3/4 delle mie cose sporche in camera...". Please connect your brain, per tua sfortuna qua non stai parlando col primo fesso che passa!). Dopo questa fantastica carrellata di cose mai viste ne in cielo ne in terra, mi sono caricato tutta la roba, ho attivato la lavatrice e ho fatto il bucato. Mentre loro si stendevano i loro panni (ah, ovviamente lamentandosi del fatto che la mia lavatrice non fosse completamente piena...cavolo hanno una lavatrice da 20 kg!E cmq non e' che se lavate la mia roba con la vostra vi viene la scabbia...), caricata la lavatrice ho pure lavato i piatti, giusto perche' sono maleducato, irrispettoso e menefreghista. Qua ha iniziato a piovere, di nuovo. Loro i panni li stendono fuori, anche se piove. Non commento questa malsana abitudine, visto che il traffico qui e' maggiore che in milano, e credo che con la pioggia venga giu la qualunque...Ho fatto a modo mio: ho ritirato i panni, ben strizzati. Li ho appesi a delle grucce e li ho portati tutti in camera, e appesi nell'armadio. Si asciugheranno in 3 giorni, ma almeno non me li rimetto sporchi..."perche' la pioggia li lava e li disinfetta"... e cchista si che un l'avia sintuta mai, e voi?
mercoledì 16 settembre 2009
BENTORNATO (¿) A PUEBLA
Ho potuto contemplare queste bellezze nel silenzio, mangiando il cocktail di frutta comprato in centro prima di partire, con Manuel che guidava senza parlare molto e Rafael, ancora (credo) mezzo stordito dalla cionca di lunedi sera, a dormire sul sedile posteriore. Qualche chiacchiera ogni tanto con Manuel: sulla mia famiglia, sulla mia novia, sulla clown therapy e sul sism, su Gornja Bistra…qui a Puebla c’e’ un posto simile, proprio dietro all’ospedale del Niño Pueblano. Chissa’, magari riesco a farci un salto, i palloncini li ho portati…Quasi come una presa in giro, avvicinandoci a Puebla il cielo ha iniziato a scurirsi, e in men che non si dica la pioggia (sempre lei, solo lei) ha bagnato la Strada, la macchina, e intristito nuovamente il mio umore, dopo 3 giorni a dir poco splendidi. L’arrivo in casa, nella pressoche’ totale indifferenza di Andre e Cesar, sempre intenti a chattare al Pc o giocare alla xbox (gli altri non erano in casa), mi ha ricordato che, se non trovo il modo di realizzare la fuga verso Citta’ del Messico, la próssima settimana potrebbe diventare decisamente lunga… “Posso prendere il portatile cosi scrivo a casa che sto bene? Non avendo avuto Internet non ho potuto sentire nessuno questi giorni…”. “Ehm, il portatile non c’e’, l’ho prestato ad una amica…”. Meno male che ti serviva e che non mel’hai prestato per andare al congresso (special thanks al mac book di Manuel). Ho come l’idea di sentirmi un po’ ospite poco gradito, non so…fortuna che passero’ la maggior parte del tempo fuori casa, e se tutto va come spero, qui dovro’ passarci solo altri 3 giorni…bentornato eh!!!
¡VIVA MEXICO! IN GUANAJATO
Poi i fuochi artificiali riempiono il cielo, con sottofondo musicale messicaneggiante. Dopo i fuochi, la gente si riversa dalla piazza alle strade, nelle quali cercare un locale dove continuare la festa a ritmo di musica e bevendo cerveza. Noi troviamo un localino in zona, e penso sinceramente di aver avuto molta fortuna. Non solo musica tipica per festeggiare, ma anche, nell’ordine, una lotta di galli con un ring montato al volo per l’occasione (qui e’ una sorta di sport nazionale e c’e’ gente che da giu di testa per queste lotte), poi un incantevole giro di danze tipiche interpretato da Charro e Mujer in costume.
In una notte mi sono ritrovato immerso in tutta la cultura e la storia di questo paese. E, anche se italiano, non posso esimermi oggi dal gridare insieme a tutti loro ¡viva Mexico! In fin dei conti, questa e’ davvero una splendida terra...
ONOREFICENZE
L'IMBUCATO
Le birre vanno via che e’ un piacere, e alla fine del pasto al loro posto subentra la tequila. La band prova gli strumenti, e a un certo punto arriva l’invito da una voce squillante a occupare la gradinata per dare il via al grande spettacolo. Con Rafael ci avviamo verso la gradinata, affollatissima di chirurghi con le rispettive famiglie (ai congressi si ha la possibilita’ infatti di invitare uno o piu’ accompagnatori, che spesso sono i familiari; mentre il medico lavora questi vengono intrattenuti in attivita’ ludiche e turistiche, e quando finisce il congresso possono participare al social program). Alcuni camerieri girano di continuo premurandosi che gli ospiti abbiano sempre un bicchiere pieno in mano, non importa se di birra o di tequila. Rafael comincia a seccare un bicchiere di tequila dietro l’altro, io preferisco moderare le dosi e godermi lo spettacolo con un po’ di birra. Comincio a pensare che, se continua cosi’, non arrivera’ lontano questa sera. Comincia finalmente lo spettacolo, una splendida rappresentazione della cultura mexicana: dapprima i “Charros”, con i tipici vestiti, cavalcano liberamente degli splendidi cavalli. Un valoroso cavalca un toro (che per l’occasione e’ senza le corna), e dura meno di 5 secondi prima di essere lanciato per aria dalla furia dell’animale. Poi e’ la volta della presa al lazo dello stesso toro... Fa seguito un incantevole spettacolo: 6 mujeres, le compagne dei charros, cavalcano con i tipici vestiti messicani in una particolare posizione che ricorda quella delle donne negli anni 50 scarrozzate in Italia con la mitica Lambretta, e si incrociano in coreografie deliziose.
E’ la volta di un altro valoroso Charro, che prima cavalca un cavallo imbizzarrito, domandolo come solo un vero macho sa fare. Poi si esibisce nella presa al lazo, dapprima a cavallo, poi a piedi, per l’incanto e la gioia degli astanti, che gridano e si divertono.
Conclude infine lo spettacolo un Mariachis, che in sella ad un cavallo Bianco intrattiene gli ospiti con tipiche canzoni messicane, cantate a squarciagola dai presenti gia’ sulla via dell’ebbrezza… Mentre guardavo tutto questo pensavo alla mia famiglia, e in particolare a mio padre. A lui uno spettacolo del genere sarebbe piaciuto da morire. Eppure e’ una vita che si massacra di lavoro, e un viaggio per vedere queste cose ancora non se lo e’ concesso, cosi come non se lo e’ concesso mamma… sono molto fortunato a poter godere di tutto questo, e vorrei tanto poterlo condividere con loro, o sapere che prima o poi riusciranno anche loro a vivere esperienze simili. Finisce lo spettacolo, non senza farmi vivere per un attimo l’emozione di sentirmi anche io un Charro…
Arriva il momento del ballo: salsa, merengue, cumbia, suonate dal vivo con ritmi incalzanti e coinvolgenti. Penso a quanto sarebbe bello poterli ballare con la mia dolce meta’… Durante questa parte della serata mi incrocia De La Torre e mi porge un bicchiere di Tequila. Beviamo, insieme. Parliamo un po’ di Hirschsprung e mi invita ad andare in ospedale con lui. Mi presenta sua moglie, sua nipote e altri chirurghi, dal suo braccio destro con cui ha descritto la tecnica, a un professore che e’ considerato il numero uno della chirurgia pediatrica oncologica, che lavora a Citta’ del Messico ed e’ felice di conoscermi al punto da invitarmi ad andare a trovarlo 3 giorni, ospite in casa sua, e seguire con lui presso l’ospedale. Resto incredulo per l’invito (frutto solo della birra?) e penso di andare al massimo, di andare in Messico, come diceva il buon Vecchio Vasco. Ora voglio proprio vedere come va a finire… Rafael intanto prima mi chiede di non perderlo di vista perche’ e’ un po’ brillo, poi comincia a straparlare di questo professore. La tequila ormai aveva pieno controllo delle sue azioni. Prende il mio posto accanto al professore,comincia a parlarci. Tutti e 2 sono visivamente storti. Fanno foto a raffica. L’aria intanto si fa piu’ alcolica, non ci sono piu’ bambini adesso, tutti andati a casa, restano solo i singol o quelli non accompagnati. Nessuno fa piu’ caso se ho un badge o meno. Fuori comincia a piovere, ma la festa non si ferma: si spostano i tavoli e la gente balla al coperto. Poi un gruppo intrattiene con balli tipici. La mia macchina fotografica decide che ha dato abbastanza, e si scarica sul piu’ bello, impedendomi di documentare queste bellezze culturali. La musica va avanti, l’alcool scorre a fiumi. Chirurghi e chirurghi barcollano, mentre altri Ballano e si preparano Quesadillas secondo la ricetta originale. Accompagnamo Rafael in bagno, in condizioni disastrose, e lo riportiamo al tavolo, per vederlo perdere i sensi (erano solo le 9 di sera, riprendera’ coscienza solo alle 4 di mattina). Pian piano la festa si svuota, noi prendiamo l’ultimo bus: in 4 a cercare di tenere Rafael, che pesa piu’ di 100 modestissimi kg per 190 di altezza. Sul bus sembrava di essere piu’ a un congresso del sism che ad uno di chirurghi: risate, scherzi, barzellette e canti. Arriviamo finalmente in albergo, e ovviamente una sorpresa ci attende. Il tizio alla reception cerca di imbrogliarci: la camera di Rafael era una doppia pagata per 2, nella quale era stato aggiunto un extra (Manuel) che avrebbe pagato a parte. A mezzanotte pero’ questo simpatico portiere decide che bisogna pagare 2 extra. Sono rimasto sorpreso dalla sfacciataggine con cui voleva fregarci, oltretutto dichiarando che la notte prima, al nostro arrivo, lui era in albergo (e non c’era) e che dovevamo pagare anche quella. Manuel e Alejandro, altro chirurgo, si arrabbiano. Mi chiedono scusa per la figuraccia e per come la loro terra sta tratando un italiano. Danno dei Cabrones ai 2 tizi della portineria. Alla fine la decisione e’ di andare altrove. Raccogliamo le cose dalla camera, aiuto Rafael a fare la sua valigia viste le sue condizioni disastrose, e ci allontaniamo. Stavo morendo dal ridere vedendo tutti loro, nell’allontanarci, a sfottere i portieri dell’hotel dandogli dei “putos”, quasi come ci trovassimo in “Amici miei”. Troviamo un altro hotel: e’ piu’ piccolo, meno accessoriato, ma per passarci una notte e’ piu’ che sufficiente. Una cosa e’ certa: mi sono divertito veramente molto, anche in quest’ultima parte di serata che aveva piu’ del drammatico che altro. In fin deiconti e' stata una serata splendida che non avrei manco dovuto vivere, e come dicevo all’inizio, un’imbucata cosi’ non me la dimentico per tutta la vita!!!
