lunedì 31 agosto 2009
Let's go to the Zoo
Lunedi mattina, non ho dormito un tubo stanotte, ma almeno son riuscito a parlare con qualcuno a casa (evviva skype!). Oggi la giornata e' bella, mi fiondo in camera, vado da Starbucks per un caffettino veloce e poi MIAMI METROPOLITAN ZOO...se sparisco mi hanno mangiato i coccodrilli arrabbiati per la mia esecuzione de "Il coccodrillo come fa"!
Sogni americani, illusioni mondiali
Ritornato dallo spazio con nuovi amici (2 compaesani, una ragazza serba, 2 francesi matti), e ristorato da una notte di sonno, mi sono svegliato domenica convinto di passarla spaparanzato sulla spiaggia. Delusione rilevare che il tempo non era dalla mia parte…I dannati temporali tropicali rendono difficile godersi la spiaggia, percio’ con Mauricio abbiamo preso la macchina e siamo andati a Fort Lauderdade, a nord di Miami, circa 40 miglia, per recarci a Sawgrass Mills, un centro commerciale che e’ ancora piu’ grande di Citta’ Aventura. Passeggiando per il centro sono rimasto colpito dalla continua ricerca di Mauricio di regali da portare al suo figliolo in Colombia: lo adora! La mattinata e’ passata velocemente, con scarsi risultati per la mia ricerca di un i-phone: NEED A CONTRACT! In compenso all’ora di pranzo e’ stato buffo vedere, nell’area fast food, una varieta’ di cibi di ogniddove (sudamerica, cina, giappone) con I ristoratori impegnati nell’affannosa ricerca di clienti, accattivati a colpi di pollo fritto (della serie fai 2 giri completi della piazzetta e hai pranzato!). Sebbene il Sushi fosse tra I miei desideri piu’ forti il prezzo mi ha scoraggiato, e ha lasciato spazio al piu’ realistico fast food made in USA: Burger King. Alla facciazza di SupersizeMe ho ordinato il BIG WHOPPLE, sperando nell’arrivo dell’elicottero per la consegna del cesto di patatine fritte formato gigante e l’autobotte piena di pepsi. Delusione nel riscontrare che le dimensioni del menu erano identiche al maxi italiano. Ringraziano gli epatociti in festa. Saziato l’appetito e concluso lo shopping di Mauricio (grazie al quale ora riesco a postare sul blog) ci attendeva un fugace impegno (il prezzo da pagare per scroccare il passaggio in macchina): una reunión con alcuni amigos. Ci raggiunge all’uscita del centro un uomo sulla cinquantina con il figlio sedicenne, li seguiamo e arriviamo in un centro residenziale molto bello (roba da ricchi). Entrati in casa ci accoglie la moglie di questo tizio, offrendoci delle fragole che definire giganti e’ dir poco (oltretutto squisite). Arrivano poi altre persone, tra cui gli amigos del pranzo portoricano, tutti adulti, padri di famiglia…Non passa molto per capire di cosa si trattava. Uno di questi apre una valigetta che e’ poi una lavagna da intortatore, comincia a parlare con una parlantina molto scorrevole e far leva sui sogni dei presenti (il 50% dei quali chredo avesse gia’ bene in mente di cosa stesse parlando, la solita pappardella…). “Avete dei sogni? Con noi potete realizzarli! 3 cose sono importante: tempo, denaro e salute. La gente non le possiede tutte e 3 insieme, noi possiamo darla. Basta fare questo…”. Mentre scriveva sulla lavagnetta cifre con incrementi esponenziali che nemmeno i matematici riuscivano a spiegarsi, parlando della “compagnia” (chiamate Scoffield per distruggerli!) mi veniva in mente il metodo idiota con il quale un’altra azienda anni fa inganno’ con questa truffa travestita da cosa legale migliaia di persone. Tu hai 6 amici, ognuno lo dice a 6 amici, comprate il prodotto, tu prendi il 2%, poi il 12% poi il 25% (poi ti compri una casa su Biscayne Bay, una Lamborghini e mezza Miami Beach)…il sistema piramidale che solo i fessi possono credere valido. Purtroppo gli americani (e non solo loro) la storia se la dimenticano presto, e la recente crisi su cui fa leva questo tipo di gente ha l’effetto di attirare verso specchietti di questo tipo un sacco di allodole. Quello che non sopporto e’ quando si sfrutta l’ignoranza, l’instabilita’ económica e il bisogno di salute. Mauricio ha avuto il cancro, suo padre cel’ha tutt’ora, e suo figlio e’ asmático, con difficolta’ di gestione. Ma questo prodotto che viene distribuito tramite venditori diretti, membri della compagnia, fa cose miracolose: hanno preso le cellule del sistema immunitario, hanno trovato un growing factor per il loro incremento, lo hanno isolato pure dalle vacche e ora lo vendono a 57$ al mese a persone immunodeficienti , con risultati miracolosi…peccato che mi hanno insegnato a fare ricerche da piu’ fonti prima di prendere una nuova scoperta medica come la panacea di tutti i mali (e infatti su pubmed nessuna traccia di questa fantomatica molecola, di cui parlano solamente le riviste stampate da questa compagnia). La gente per la salute pagherebbe anche con l’anima, ed e’ tristissimo vedere chi ci specula sopra. Ancora piu’ agghiacciante sentire uno di questi pazzi scatenati dire che il transfer factor lo da ai figli piccoli, e il suo maschietto di 3 anni non fa nemmeno l’influenza! Ma grandissimo cornutazzo che non sei altro, lascia che sto povero fanciullo stimoli il suo sistema immunitario in maniera appropriata!!! Che si tratti di un sistema di intortamento lo vedi dal modo in cui si relazionano tra di loro: ogni commento un abbraccio, un complimento, una pacca sulle spalle. Sono un grupo e devono lavorare come tale. In questo modo tanti muli e il piu’ sgamato che guadagna qualche centinaio di dollari in piu’ al mese…Mauricio per fortuna non vuole entrare in questo sistema malato, per lui comprare qui il transfer factor e’ economico, cosi come lo e’ comprare gli strumenti alla moglie… Lasciando quella casa, nel tramonto della florida, guardando le luci delle macchine affollare la route 95 ho pensato piu’ volte a quanto mi sento Fortunato ad aver imparato a riconoscere false illusioni… Le luci colorate di Ocean Drive mi ricordano invece che sono a Miami, e mi resta poco tempo da trascorrere qui...ENJOY (e se trovo un venditore 4life lo schiaccio con la macchina!)
SATURDAY BELONGS TO SPACE!
BIENVENIDO A MIAMI (Quando si dice multiculturale...)
Pensavo di essere arrivato negli Stati Uniti ma continuo a sentiré parlare solo ed exclusivamente Spagnolo…sara’ un caso? Aiuto previdente vista la mia prossima permanenza in territorio madrelingua ispanica? Non lo so, sta di fatto che dopo una colazione a base di pancake il buon Mauricio mi domanda quali sono i miei programmi. Lui sta andando a trovare un “amigo” in centro, e a cercare del materiale per sua moglie (che studia odontoiatria a Bogota’, dove il materiale e’ troppo caro e lui e’ venuto a comprarlo qui, in barba alle tasse sull’esportazione).
Visto il tempo decisamente tropicale (isolated thunderbirds, ovvero tempeste a secchiate d’acqua che si materializzano in pochi secondi e altrettanto velocemente scompaiono) avevo deciso di andaré a vedere il centro di Miami, cosi’ gli propongo di andare via insieme, giusto per non fare il viaggio in autobús da solo… Si puo’ immaginare la mia sorpresa quando scopro che il buon Mauricio e’ automunito (ancor maggiore se pensate che stavo gia’ sclerando perche’ lui era sparito e pensavo mi avesse lasciato da solo in ostello). E con la macchina e’ tutta un’altra cosa! Zero spese per il bus, aria condizionata, indipendenza e possibilita’ di movimiento infinite! E cosi partiamo, alla scoperta della multiculturale Miami: Bayside, il Porto, l’opera, l’Arena dove giocano i Miami Heat (la squadra di basket, i Miami Dolphins sono la squadra di football americano), e poi giu’ per Flager Street.

Spostandosi verso ovest il paesaggio cambia, lasciando lo spazio dei grattacieli a piccole case colorate che sembrano tutt’altro che americane…Il negozio per gli articoli dentari e’ chiuso, ma qui e’ tutto troppo latinoamericaneggiante; visi poco US, musica latinoamericana a tutto volume, negozi e case barricati dietro sbarre di metallo…entriamo in un bar: bachata a tutto volume, facce ispaniche che ti squadrano da testa a piedi, un succo di ananas per rinfrescarsi. Guardando le facce (e la bandiera appesa al muro) mi accorgo di essere a Little Havana, un’altra parte di Cuba geograficamente staccata. Poco lontano il quartiere messicano, poi i Salvadoregni… E girando per le vie si incontrano decine di chiese, ognuna diversa, con il suo credo e le sue interpretazioni (e con nomi piuttosto buffi). Presa la route 95 verso Nord il paesaggio cambia di nuovo: piccole case, stile ritorno al futuro, una accanto all’altra, con automobili giganti parcheggiate davanti. Nelle vicinanze la scuola, con i suoi bus gialli vuoti ancora per poco. Incontriamo l’amigo di Mauricio, con sua Moglie, in un negozietto. Parlano spagnolo, capisco qualcosa ma non tutto. Alla fine andiamo a mangiare, seguiamo loro…ristorante portoricano, cibo típico (per la cronaca mi sono mangiato carne di maiale coi fagioli e platano al forno). I suoi amici in realta’ sono sconosciuti, o meglio, amici di amici. Lui e' americano, ma parla meglio lo spagnolo (come molti a Miami). Si chiacchiera (ormai lo entiendo muy bien), arriva il conto e questi pagano. Non solo risparmio sui mezzi pubblici, addirittura sul cibo!!! Persone davvero gradevoli, cose mai viste ne sentite nemmeno nei film…e dire che avevo iniziato a pensare che Mauricio fosse uno spacciatore! Con la panza piena ci spostiamo verso Nord Miami, a citta’ di Aventura, un centrocommerciale grande come Taccona con negozi di ogni tipo (una cosa da venire il vomito,ma del resto in USA sono big per tutto!). Ci facciamo un giro dentro, sollevati dalla fresca aria condizionata e riparati dalla pioggia torrenziale. Hanno appena aperto il Disney Store, ci sono Topolino e Minnie direttamente da Disneyworld (200km a nord di Miami)! Mi perdo dentro l’apple store, attratto dal prezzo di iphone 3G-S 32gb (199$), seccato dall’impossibilita’ di acquisto senza contratto. Chiedo a tutti i negozi dentro quel centro, always CONTRACT! Anche per fare pipi’ qui in america serve il contratto??? Quelli furbi sono I salvadoregni, 499$ per la brutta copia dell’iphone!! (ma per chi cavolo mi ha preso???). Rinuncio all’idea di un altro melafonino, imbocchiamo Ocean Drive a Nord Miami e scendiamo verso sud. Un parco/spiaggia di nudisti precede le numerose abitazioni dei ricconi di Miami Beach nord, prima di imbattersi negli hotel di 50 piani.
Proviamo a fare un bagno ma la sensazione che stia per venire il diluvio ci salva dall’effettivo arrivo di una tempesta, che allaga la strada in pochi secondi, pur non lasciando godere di un minimo beneficio in termine di riduzione della temperatura. Cessa la pioggia e siamo di nuovo a South Beach, e passiamo davanti al Bacon Hotel, quello famoso per una scena iniziale di Scarface in cui ammazzano un tizio con una motosega in una vasca da bagno. E’ stato ristrutturato, appare diverso da quello del film, ma per chi l’ha visto basta chiudere gli occhi e si immagina Tony Montana parcheggiare la cadillac dall’altra parte di quella strada, sotto le palme… Poco piu’ avanti siamo arrivati, di nuovo Jazz Hostel, desiderio di un bagno in mare stroncato dall’ennesima tempesta…non resta che far la doccia e aspettare l’uscita serale, meravigliato da quanto sia multiculturale questa citta’, cosi’ come questo ostello…eppure tutto il mondo e’ paese (e basta guardare quanto bevono sti ragazzi per capirlo)
Visto il tempo decisamente tropicale (isolated thunderbirds, ovvero tempeste a secchiate d’acqua che si materializzano in pochi secondi e altrettanto velocemente scompaiono) avevo deciso di andaré a vedere il centro di Miami, cosi’ gli propongo di andare via insieme, giusto per non fare il viaggio in autobús da solo… Si puo’ immaginare la mia sorpresa quando scopro che il buon Mauricio e’ automunito (ancor maggiore se pensate che stavo gia’ sclerando perche’ lui era sparito e pensavo mi avesse lasciato da solo in ostello). E con la macchina e’ tutta un’altra cosa! Zero spese per il bus, aria condizionata, indipendenza e possibilita’ di movimiento infinite! E cosi partiamo, alla scoperta della multiculturale Miami: Bayside, il Porto, l’opera, l’Arena dove giocano i Miami Heat (la squadra di basket, i Miami Dolphins sono la squadra di football americano), e poi giu’ per Flager Street.
Spostandosi verso ovest il paesaggio cambia, lasciando lo spazio dei grattacieli a piccole case colorate che sembrano tutt’altro che americane…Il negozio per gli articoli dentari e’ chiuso, ma qui e’ tutto troppo latinoamericaneggiante; visi poco US, musica latinoamericana a tutto volume, negozi e case barricati dietro sbarre di metallo…entriamo in un bar: bachata a tutto volume, facce ispaniche che ti squadrano da testa a piedi, un succo di ananas per rinfrescarsi. Guardando le facce (e la bandiera appesa al muro) mi accorgo di essere a Little Havana, un’altra parte di Cuba geograficamente staccata. Poco lontano il quartiere messicano, poi i Salvadoregni… E girando per le vie si incontrano decine di chiese, ognuna diversa, con il suo credo e le sue interpretazioni (e con nomi piuttosto buffi). Presa la route 95 verso Nord il paesaggio cambia di nuovo: piccole case, stile ritorno al futuro, una accanto all’altra, con automobili giganti parcheggiate davanti. Nelle vicinanze la scuola, con i suoi bus gialli vuoti ancora per poco. Incontriamo l’amigo di Mauricio, con sua Moglie, in un negozietto. Parlano spagnolo, capisco qualcosa ma non tutto. Alla fine andiamo a mangiare, seguiamo loro…ristorante portoricano, cibo típico (per la cronaca mi sono mangiato carne di maiale coi fagioli e platano al forno). I suoi amici in realta’ sono sconosciuti, o meglio, amici di amici. Lui e' americano, ma parla meglio lo spagnolo (come molti a Miami). Si chiacchiera (ormai lo entiendo muy bien), arriva il conto e questi pagano. Non solo risparmio sui mezzi pubblici, addirittura sul cibo!!! Persone davvero gradevoli, cose mai viste ne sentite nemmeno nei film…e dire che avevo iniziato a pensare che Mauricio fosse uno spacciatore! Con la panza piena ci spostiamo verso Nord Miami, a citta’ di Aventura, un centrocommerciale grande come Taccona con negozi di ogni tipo (una cosa da venire il vomito,ma del resto in USA sono big per tutto!). Ci facciamo un giro dentro, sollevati dalla fresca aria condizionata e riparati dalla pioggia torrenziale. Hanno appena aperto il Disney Store, ci sono Topolino e Minnie direttamente da Disneyworld (200km a nord di Miami)! Mi perdo dentro l’apple store, attratto dal prezzo di iphone 3G-S 32gb (199$), seccato dall’impossibilita’ di acquisto senza contratto. Chiedo a tutti i negozi dentro quel centro, always CONTRACT! Anche per fare pipi’ qui in america serve il contratto??? Quelli furbi sono I salvadoregni, 499$ per la brutta copia dell’iphone!! (ma per chi cavolo mi ha preso???). Rinuncio all’idea di un altro melafonino, imbocchiamo Ocean Drive a Nord Miami e scendiamo verso sud. Un parco/spiaggia di nudisti precede le numerose abitazioni dei ricconi di Miami Beach nord, prima di imbattersi negli hotel di 50 piani.
Proviamo a fare un bagno ma la sensazione che stia per venire il diluvio ci salva dall’effettivo arrivo di una tempesta, che allaga la strada in pochi secondi, pur non lasciando godere di un minimo beneficio in termine di riduzione della temperatura. Cessa la pioggia e siamo di nuovo a South Beach, e passiamo davanti al Bacon Hotel, quello famoso per una scena iniziale di Scarface in cui ammazzano un tizio con una motosega in una vasca da bagno. E’ stato ristrutturato, appare diverso da quello del film, ma per chi l’ha visto basta chiudere gli occhi e si immagina Tony Montana parcheggiare la cadillac dall’altra parte di quella strada, sotto le palme… Poco piu’ avanti siamo arrivati, di nuovo Jazz Hostel, desiderio di un bagno in mare stroncato dall’ennesima tempesta…non resta che far la doccia e aspettare l’uscita serale, meravigliato da quanto sia multiculturale questa citta’, cosi’ come questo ostello…eppure tutto il mondo e’ paese (e basta guardare quanto bevono sti ragazzi per capirlo)
JET LAG
Fortuna che all’andata non dovevo sentirlo! Speranzoso di dover smaltire un po’ di stanchezza,ho puntato la sveglia alle 9 (gentile omaggio di Berlin Air), per poi ritrovarmi alle 06:20 (12:20 Italiane) sveglissimo e infastido dal ticchettio dell’orologio. Metto il costume e vado a vedere l’alba dell’Oceano Atlantico. Nel parco un ragazzo con esiti di presunto coma etílico (e anche di assistenza medica a giudicare dai cerotti per l’ECG in bella vista sul suo petto scoperto, anche se non ho capito perche’ lo abbiano lasciato li…), nella spiaggia, interminabile distesa di sabbia interrotta dalle cabine dei Lifeguard, identiche a quelle viste e riviste in Baywatch, una ragazzina di 13 anni con un seguito di 18 persone fa un servizio fotografico in pose a dir poco agghiaccianti su una di queste guardiole (anche questa evidentemente e' America...); decine di persone si esercitano con esercizi per la mente e per il corpo, corrono lungo la spiaggia, qualcuno porta a spasso il cane, qualcuno si risveglia con i postumi della notte passata. Guardo l’alba, pensando a chi vorrei avere accanto in momenti come questo... scatto qualche fotografía, passeggio fino alla punta di Miami Beach, da cui si vede Biscayne Bay, altro agglomerato di case per benestanti, e sullo sfondo, dietro il porto, immersi nella foschia del mattino, i grattacieli di downtown… Fa troppo caldo da queste parti, la passeggiata lascia spazio al bagno, il primo nell’Oceano, decisamente piu’ caldo di quanto mi aspettassi…
WELCOME TO MIAMI
A darti il benvenuto ci pensano I poliziotti di frontiera e I doganieri. Ti guardano sempre con aria sospetta, con un atteggiamento di insolita superiorita’. Ti squadrano mentre, sorreggendolo ad altezza viso, confrontano la tua faccia con quella della foto del passaporto. Cosa sei venuto a fare qui? Sei da solo? Hai fatto l’ESTA? Ti fanno la foto segnaletica, ti prendono le impronte con computer superdigitali stile CSI e dopo un attimo di suspance degno del miglior Gerry Scotti alla domanda da 1 milione di euro ti timbrano il visto. Servono 5 minuti, se ti va bene, per fare tutto e andare a cercare il tuo bagaglio: visto che sull’aereo ertavamo in tanti, e ringraziando I consigli di Andrea, mi sono fiondato subito alla frontiera, una specie di maxi-stanza piu’ simile al casello di un’autostrada. Dietro di me un sacco di gente, un sacco di attesa…e se ti va male vieni anche scelto per essere perquisito e interrogato (questa fortuna me la sono schivata perche’ mi e’ uscita davanti una ragazza e I poliziotti, troppo lontani da me, hanno preso lei). Trovato il bagaglio e varcata la soglia dell’aereoporto, se ancora la tecnologia sfoggiata in aereoporto non ti e’ bastata, ci sono le super divise dei poliziotti e I taxi gialli a ricordarti di essere nel paese dove tutto e’ grosso (e non so se e’ un modo per compensare altre dimensioni ridotte altrove, ne’ e’ scopo di questo viaggio dimostrarlo…): strade a 5 corsie, cartelli autostradali, automobili mai viste, grattacieli vicino al mare, tutto accompagnato da stars & stripes ovunque. Per l’ostello non prendo il taxi, ma super shuttle, una sorta di pulmino che ti porta direttamente a destinazione e costa meno del taxi. Anche questo e’ grosso, come il suo guidatore (omone nero di circa 200 kg…).

Con gli occhi di un bambino in un negozio di caramelle, attraversando il ponte che collega Miami a Miami Beach, ho pensato a quanto Miami appaia uguale a quella vista mille volte in TV, nei film e nei telefilm…di fronte al porto, nella fetta di oceano che divide le 2 parti della citta’, decine di case da favola, con Yacht stellari ormeggiati davanti all’entrata. Poi si arriva a Miami Beach, che alterna hotel da 50 piani a piccoli hotel e case di 2 piani, divise tra Ocean Drive e Collins Avenue. Tra le vie quei vicoli visti tante volte negli inseguimenti, che sii concludono perennemente con il camion della spazzatura che, sbucato non si sa da dove, blocca la via agli inseguitori…
Arrivato all’ostello realizzo subito di aver scelto un posto adatto ai viaggiatori solitari (sorvolando sulla qualita' della camera e la posizione del mio letto vicino alla porta del cesso): dopo 20 minuti sto gia’ chiacchierando con Jose’ e Miguel, 2 ragazzi di Madrid vicini di letto. Tempo di una doccia e sono di nuovo in loro compagnia, sorseggiando Coca e Havana davanti all’ostello (con una temperatura da tropico, caldo asfissiante ed umidita' che in confronto a Milano fa freddo) e iniziando a conoscere qualche ospite: chi arriva dall’Europa per le vacanze, chi dal Brasile, chi semplicemente dall’altra parte degli US. Tra tutti Mauricio, un Colombiano 30enne (che ne dimostra la meta’), sposato da 5 anni e papa’ di un ninho di 4 anni, che parla un inglese a dir poco improponibile ma che in compenso sa come disfarsi il fegato… Arriva la mezzanotte a Miami, per me sono le 6 del mattino, dopo 24 ore consecutive sveglio. Dall’ostello parte una carovana per uno dei locali di Ocean Drive: ci andrei volentieri, ma la testa basculante sul resto del corpo mi ricorda che forse e’ il caso di andare a dormire…al resto ci pensero’ domani!
Con gli occhi di un bambino in un negozio di caramelle, attraversando il ponte che collega Miami a Miami Beach, ho pensato a quanto Miami appaia uguale a quella vista mille volte in TV, nei film e nei telefilm…di fronte al porto, nella fetta di oceano che divide le 2 parti della citta’, decine di case da favola, con Yacht stellari ormeggiati davanti all’entrata. Poi si arriva a Miami Beach, che alterna hotel da 50 piani a piccoli hotel e case di 2 piani, divise tra Ocean Drive e Collins Avenue. Tra le vie quei vicoli visti tante volte negli inseguimenti, che sii concludono perennemente con il camion della spazzatura che, sbucato non si sa da dove, blocca la via agli inseguitori…
Arrivato all’ostello realizzo subito di aver scelto un posto adatto ai viaggiatori solitari (sorvolando sulla qualita' della camera e la posizione del mio letto vicino alla porta del cesso): dopo 20 minuti sto gia’ chiacchierando con Jose’ e Miguel, 2 ragazzi di Madrid vicini di letto. Tempo di una doccia e sono di nuovo in loro compagnia, sorseggiando Coca e Havana davanti all’ostello (con una temperatura da tropico, caldo asfissiante ed umidita' che in confronto a Milano fa freddo) e iniziando a conoscere qualche ospite: chi arriva dall’Europa per le vacanze, chi dal Brasile, chi semplicemente dall’altra parte degli US. Tra tutti Mauricio, un Colombiano 30enne (che ne dimostra la meta’), sposato da 5 anni e papa’ di un ninho di 4 anni, che parla un inglese a dir poco improponibile ma che in compenso sa come disfarsi il fegato… Arriva la mezzanotte a Miami, per me sono le 6 del mattino, dopo 24 ore consecutive sveglio. Dall’ostello parte una carovana per uno dei locali di Ocean Drive: ci andrei volentieri, ma la testa basculante sul resto del corpo mi ricorda che forse e’ il caso di andare a dormire…al resto ci pensero’ domani!
ESTA-to un viaggio lungo, ma alla fine...
Partire da casa di mio zio, a pochi km dalla Malpensa, e’ stata sicuramente una buona idea, anche se inizialmente la mia idea era quella di alzarmi un po’ piu’ tardi delle 5.45…tutto sommato pero’ questa cosa ha avuto I suoi risvolti positivi! Arrivato al check in, bello come il sole, ho presentato il passaporto e un foglio che la compagnia mi ha inviato insieme alla conferma del biglietto. Quello che non sapevo e’ che per entrare negli US serve un altro foglio, il modulo ESTA, una sorta di questionario improponibile che richiede la riposta a domande assurde del tipo “ti sei mai drogato? Sei mai stato arrestato? Ti hanno mai negato l’ingresso negli US? STAI ENTRANDO NEGLI US PER COMMETTERE AZIONI ILLEGALI???”. Sono proprio curioso di conoscere quel simpatico bandito che ha risposto SI a questa domanda… Fatto sta che al check-in mi hanno imbarcato per Dusseldorf con riserva per Miami: PANICO!
Il rischio, pur avendo 3 ore di scalo, era di ritrovarsi bloccato in Germania se non avessi trovato un internet point da qualche parte (e considerato che in tutta la Malpensa non ne ho trovato mezzo qualche preoccupazione l’ho avuta…). Fortuna che non mi lascio scoraggiare facilmente: con una faccia che dire da schiaffi e’ dir poco sono andato alla biglietteria dell’Air Berlin reclamando della mancata informazione riguardo all’ESTA, e per risposta la signorina mi ha detto che 2 ragazzi settimana scorsa hanno perso il volo per Miami per lo stesso motivo…NOOOOOOOOOOO!!! Io non posso perderlo! “Signorina ma lei non e’ che per caso ha un computer??? (il quale giaceva in bella vista davanti alla stessa) ”. La proposta e’ stata di farmi compilare da qualcuno il modulo e mandarglielo via mail perche’ me lo stampasse in aereoporto… Per fortuna la mia novia, svegliata alle 7:30 del mattino con una telefonata quasi disperata, per salvarmi da questo brutto pastrocchio mi ha compilato il modulo e l’ha inviato alla gentilissima hostess, che ha potuto stamparmi il visto per gli US. Restava solo una cosa da fare: arrivare a Dusseldorf, sperare di ritrovare il bagaglio e rifare il check-in!
Volo perfetto (su un aereo che credo fosse appena uscito dall’hangar di costruzione tanto era bello e nuovo), bagaglio ritrovato immediatamente e check-in per Miami. Raccontata la mia storia alla hostess del check-in parte la procedura per l’imbarco, anche se insorgono problemi perche’ il mio volo e’ di sola andata (paura che vi conquisti gli states eh???????). Perdo 20 minuti per spiegare alla simpatica tedescona che non vado per restare ma levo le tende dopo 4 giorni, faccio vedere tutti I biglietti stampati e finalmente ottengo la carta di imbarco (anche se mi resta un dubbio: perche’ alla malpensa il mio bagaglio pesava 16,5 kg e pesato a Dusseldorf era 24? MISTERI DEGLI AEREOPORTI...).

Rimaneva solo da superare il gate con il bagaglio a mano, e anche qui altro Show, con in poliziotto che ha deciso di passare ai raggi il mio libro di chirurgia pediatrica DA SOLO, fuori dalla valigia (cosa pensava, che ci nascondessi un coltello o una pistola?!?). Finalmente davanti all’aereo resto impressionato dalla grandezza dell’airbus 330, e dalla lunghezza delle sue ali: un gigante incredibile, mai visto prima mi avrebbe portato dall’altra parte del mondo.
Il viaggio, 10 ore e poco piu’, non ha vissuto particolari sconvolgimenti: proiezione di cartoni animati, 3 film e serie TV, un po’ di tempo per studiare, 2 pasti, bevande servite fresche ogni 20 minuti, 2 sedili tutti per me, uno steward italiano molto simpatico che mi ha riservato servizio personalizzato, con caffe’ semidecente, invece di quello orribile servito normalmente, servito 2 volte al posto, seguito dopo il pasto da un bayleys on the rocks! Il gusto pieno della vita a 40.000 piedi di altezza. Lasciata l’Europa dalle coste britanniche il volo si e’ diretto a Nord, verso l’Islanda, e poi ancora piu’ su, fino a costeggiare la Groendlandia, per poi scendere lungo le coste canadesi e quella americana fino alla Florida, per atterrare all’aereoporto di Miami. Resta solo da passare la frontiera, e saro’ giunto a destinazione…
Il rischio, pur avendo 3 ore di scalo, era di ritrovarsi bloccato in Germania se non avessi trovato un internet point da qualche parte (e considerato che in tutta la Malpensa non ne ho trovato mezzo qualche preoccupazione l’ho avuta…). Fortuna che non mi lascio scoraggiare facilmente: con una faccia che dire da schiaffi e’ dir poco sono andato alla biglietteria dell’Air Berlin reclamando della mancata informazione riguardo all’ESTA, e per risposta la signorina mi ha detto che 2 ragazzi settimana scorsa hanno perso il volo per Miami per lo stesso motivo…NOOOOOOOOOOO!!! Io non posso perderlo! “Signorina ma lei non e’ che per caso ha un computer??? (il quale giaceva in bella vista davanti alla stessa) ”. La proposta e’ stata di farmi compilare da qualcuno il modulo e mandarglielo via mail perche’ me lo stampasse in aereoporto… Per fortuna la mia novia, svegliata alle 7:30 del mattino con una telefonata quasi disperata, per salvarmi da questo brutto pastrocchio mi ha compilato il modulo e l’ha inviato alla gentilissima hostess, che ha potuto stamparmi il visto per gli US. Restava solo una cosa da fare: arrivare a Dusseldorf, sperare di ritrovare il bagaglio e rifare il check-in!
Volo perfetto (su un aereo che credo fosse appena uscito dall’hangar di costruzione tanto era bello e nuovo), bagaglio ritrovato immediatamente e check-in per Miami. Raccontata la mia storia alla hostess del check-in parte la procedura per l’imbarco, anche se insorgono problemi perche’ il mio volo e’ di sola andata (paura che vi conquisti gli states eh???????). Perdo 20 minuti per spiegare alla simpatica tedescona che non vado per restare ma levo le tende dopo 4 giorni, faccio vedere tutti I biglietti stampati e finalmente ottengo la carta di imbarco (anche se mi resta un dubbio: perche’ alla malpensa il mio bagaglio pesava 16,5 kg e pesato a Dusseldorf era 24? MISTERI DEGLI AEREOPORTI...).
Rimaneva solo da superare il gate con il bagaglio a mano, e anche qui altro Show, con in poliziotto che ha deciso di passare ai raggi il mio libro di chirurgia pediatrica DA SOLO, fuori dalla valigia (cosa pensava, che ci nascondessi un coltello o una pistola?!?). Finalmente davanti all’aereo resto impressionato dalla grandezza dell’airbus 330, e dalla lunghezza delle sue ali: un gigante incredibile, mai visto prima mi avrebbe portato dall’altra parte del mondo.
Il viaggio, 10 ore e poco piu’, non ha vissuto particolari sconvolgimenti: proiezione di cartoni animati, 3 film e serie TV, un po’ di tempo per studiare, 2 pasti, bevande servite fresche ogni 20 minuti, 2 sedili tutti per me, uno steward italiano molto simpatico che mi ha riservato servizio personalizzato, con caffe’ semidecente, invece di quello orribile servito normalmente, servito 2 volte al posto, seguito dopo il pasto da un bayleys on the rocks! Il gusto pieno della vita a 40.000 piedi di altezza. Lasciata l’Europa dalle coste britanniche il volo si e’ diretto a Nord, verso l’Islanda, e poi ancora piu’ su, fino a costeggiare la Groendlandia, per poi scendere lungo le coste canadesi e quella americana fino alla Florida, per atterrare all’aereoporto di Miami. Resta solo da passare la frontiera, e saro’ giunto a destinazione…
giovedì 27 agosto 2009
PACKING
Ci siamo quasi...meno di 24 ore e il mio viaggio avrà inizio!
Ho impacchettato la valigia, il nuovo trolley gigante, regalo di laurea. Non so se ho ricordato tutto, non sono il tipo che si prepara una lista...anzi, a giudicare dal modico peso del bagaglio (28kg sulla mia bilancia mezza rotta), forse ho preso qualcosa di troppo...
Per fortuna che ho verificato la franchigia per i bagagli dei miei 4 voli! Non tutti sanno infatti dell'attenta pianificazione che ho escogitato per pagare di meno e trarre il meglio dal viaggio: invece di un volo diretto verso Puebla, la mia destinazione, che avrebbe comportato 23 ore di viaggio e 2 scali, ho suddiviso il viaggio in questo modo
- volo Milano - Dusseldorf - Miami
- 4 giorni e 4 notti al Jazz on South Beach Hostel di Miami
- volo American Airlines per Cancun
- volo Mexicana andata e ritorno Cancun - Puebla (l'andata 2 ore dopo il mio arrivo
a Cancun col volo precedente)
- 4 giorni e 4 notti a Cancun
- Volo Livingstone Cancun - Roma
Se il vantaggio è stato risparmiare più di 400 €, lo svantaggio è stato scoprire che il peso massimo per una delle compagnie è di 20kg + 5 di bagaglio a mano! Sperando nella clemenza dei check-in e lasciando a casa qualcosina (oltre a infilarmi qualche indumento nel bagaglio a mano, ricordando il viaggio di ritorno da Kosice quando riuscii a ridurre il peso del bagaglio da stiva di ben 5 kg, perdendo poi le mutande in aereoporto...) ora il bagaglio pesa 20kg (saranno forse un paio meno alla bilancia del check in, e sono decisamente più tranquillo...solo l'FBI mi potrà fermare!!!
Camice, fonendoscopio, zoccoli, tuta chirurgica, cuffiette e naso rosso sono in borsa, insieme a un pacco di palloncini per fare sculture ai piccoli pazienti messicani. Il costume per un bagnetto nel mar dei caraibi l'ho portato, lo zainetto per le gite fuori porta anche...Cianfrusaglie tecnologiche non credo di volermene portare: lascio a casa i-phone, portatile, lettori mp3. Porto un vecchio telefono, il motorola Timeport, colore verdeoro (frutto della fantasia di un carrozziere senza troppo lavoro), giusto per mandare segnali di vita a chi li attenderà da questa metà del globo.
Nel bagaglio a mano una guida per il Messico, un libro di Chirurgia e Bohnanza (sperando in sconosciuti compagni di viaggio quantomeno socievoli e simpatici con la voglia di scambiare 2 parole in 12 ore di volo!)
I documenti li ho presi, cercherò qualche pensierino per i padroni di casa.
Non so cosa mi attende, nè cosa troverò...so quello che lascio qui, desideroso di tornare a riprenderlo...
Cosa mi manca ora? Già...la dannata etichetta per la valigia!!!
martedì 25 agosto 2009
AVVISO AI LETTORI
Eccomi qui a dare il benvenuto a tutti voi che, nel prossimo mese, leggerete in queste pagine i miei pensieri e i miei racconti...
magari lo farete perchè siete amici cari e vorrete condividere con me questa esperienza, magari sarete dei semplici navigatori del web di passaggio, o forse agenti dell'FBI che cercano informazioni sul mio conto...
spero di non annoiarvi ma di riuscire a trasmettere con qualche parola (magari di troppo) le sensazioni che questo viaggio mi regalerà.
Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia e questo per me è il primo viaggio intercontinentale. Sto per partire alla volta di Puebla, in Messico, dove alloggerò per un mese ospite di una famiglia e lavorerò presso il reparto di Medicina Neonatale-Perinatale dell'Hospital de la Mujer.
Prima però mi concederò, dopo un mese di Agosto all'insegna del lavoro, qualche giorno di relax a Miami...
Siamo a poche ore dalla mia partenza, Venerdì 28 Agpsto, e ho ancora una valigia e documenti da finire di preparare. Prima però concludo ringraziando la persona che ha realizzato per me questo piccolo angolo di condivisione.
A prestissimo!
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