Le birre vanno via che e’ un piacere, e alla fine del pasto al loro posto subentra la tequila. La band prova gli strumenti, e a un certo punto arriva l’invito da una voce squillante a occupare la gradinata per dare il via al grande spettacolo. Con Rafael ci avviamo verso la gradinata, affollatissima di chirurghi con le rispettive famiglie (ai congressi si ha la possibilita’ infatti di invitare uno o piu’ accompagnatori, che spesso sono i familiari; mentre il medico lavora questi vengono intrattenuti in attivita’ ludiche e turistiche, e quando finisce il congresso possono participare al social program). Alcuni camerieri girano di continuo premurandosi che gli ospiti abbiano sempre un bicchiere pieno in mano, non importa se di birra o di tequila. Rafael comincia a seccare un bicchiere di tequila dietro l’altro, io preferisco moderare le dosi e godermi lo spettacolo con un po’ di birra. Comincio a pensare che, se continua cosi’, non arrivera’ lontano questa sera. Comincia finalmente lo spettacolo, una splendida rappresentazione della cultura mexicana: dapprima i “Charros”, con i tipici vestiti, cavalcano liberamente degli splendidi cavalli. Un valoroso cavalca un toro (che per l’occasione e’ senza le corna), e dura meno di 5 secondi prima di essere lanciato per aria dalla furia dell’animale. Poi e’ la volta della presa al lazo dello stesso toro... Fa seguito un incantevole spettacolo: 6 mujeres, le compagne dei charros, cavalcano con i tipici vestiti messicani in una particolare posizione che ricorda quella delle donne negli anni 50 scarrozzate in Italia con la mitica Lambretta, e si incrociano in coreografie deliziose.
E’ la volta di un altro valoroso Charro, che prima cavalca un cavallo imbizzarrito, domandolo come solo un vero macho sa fare. Poi si esibisce nella presa al lazo, dapprima a cavallo, poi a piedi, per l’incanto e la gioia degli astanti, che gridano e si divertono.
Conclude infine lo spettacolo un Mariachis, che in sella ad un cavallo Bianco intrattiene gli ospiti con tipiche canzoni messicane, cantate a squarciagola dai presenti gia’ sulla via dell’ebbrezza… Mentre guardavo tutto questo pensavo alla mia famiglia, e in particolare a mio padre. A lui uno spettacolo del genere sarebbe piaciuto da morire. Eppure e’ una vita che si massacra di lavoro, e un viaggio per vedere queste cose ancora non se lo e’ concesso, cosi come non se lo e’ concesso mamma… sono molto fortunato a poter godere di tutto questo, e vorrei tanto poterlo condividere con loro, o sapere che prima o poi riusciranno anche loro a vivere esperienze simili. Finisce lo spettacolo, non senza farmi vivere per un attimo l’emozione di sentirmi anche io un Charro…
Arriva il momento del ballo: salsa, merengue, cumbia, suonate dal vivo con ritmi incalzanti e coinvolgenti. Penso a quanto sarebbe bello poterli ballare con la mia dolce meta’… Durante questa parte della serata mi incrocia De La Torre e mi porge un bicchiere di Tequila. Beviamo, insieme. Parliamo un po’ di Hirschsprung e mi invita ad andare in ospedale con lui. Mi presenta sua moglie, sua nipote e altri chirurghi, dal suo braccio destro con cui ha descritto la tecnica, a un professore che e’ considerato il numero uno della chirurgia pediatrica oncologica, che lavora a Citta’ del Messico ed e’ felice di conoscermi al punto da invitarmi ad andare a trovarlo 3 giorni, ospite in casa sua, e seguire con lui presso l’ospedale. Resto incredulo per l’invito (frutto solo della birra?) e penso di andare al massimo, di andare in Messico, come diceva il buon Vecchio Vasco. Ora voglio proprio vedere come va a finire… Rafael intanto prima mi chiede di non perderlo di vista perche’ e’ un po’ brillo, poi comincia a straparlare di questo professore. La tequila ormai aveva pieno controllo delle sue azioni. Prende il mio posto accanto al professore,comincia a parlarci. Tutti e 2 sono visivamente storti. Fanno foto a raffica. L’aria intanto si fa piu’ alcolica, non ci sono piu’ bambini adesso, tutti andati a casa, restano solo i singol o quelli non accompagnati. Nessuno fa piu’ caso se ho un badge o meno. Fuori comincia a piovere, ma la festa non si ferma: si spostano i tavoli e la gente balla al coperto. Poi un gruppo intrattiene con balli tipici. La mia macchina fotografica decide che ha dato abbastanza, e si scarica sul piu’ bello, impedendomi di documentare queste bellezze culturali. La musica va avanti, l’alcool scorre a fiumi. Chirurghi e chirurghi barcollano, mentre altri Ballano e si preparano Quesadillas secondo la ricetta originale. Accompagnamo Rafael in bagno, in condizioni disastrose, e lo riportiamo al tavolo, per vederlo perdere i sensi (erano solo le 9 di sera, riprendera’ coscienza solo alle 4 di mattina). Pian piano la festa si svuota, noi prendiamo l’ultimo bus: in 4 a cercare di tenere Rafael, che pesa piu’ di 100 modestissimi kg per 190 di altezza. Sul bus sembrava di essere piu’ a un congresso del sism che ad uno di chirurghi: risate, scherzi, barzellette e canti. Arriviamo finalmente in albergo, e ovviamente una sorpresa ci attende. Il tizio alla reception cerca di imbrogliarci: la camera di Rafael era una doppia pagata per 2, nella quale era stato aggiunto un extra (Manuel) che avrebbe pagato a parte. A mezzanotte pero’ questo simpatico portiere decide che bisogna pagare 2 extra. Sono rimasto sorpreso dalla sfacciataggine con cui voleva fregarci, oltretutto dichiarando che la notte prima, al nostro arrivo, lui era in albergo (e non c’era) e che dovevamo pagare anche quella. Manuel e Alejandro, altro chirurgo, si arrabbiano. Mi chiedono scusa per la figuraccia e per come la loro terra sta tratando un italiano. Danno dei Cabrones ai 2 tizi della portineria. Alla fine la decisione e’ di andare altrove. Raccogliamo le cose dalla camera, aiuto Rafael a fare la sua valigia viste le sue condizioni disastrose, e ci allontaniamo. Stavo morendo dal ridere vedendo tutti loro, nell’allontanarci, a sfottere i portieri dell’hotel dandogli dei “putos”, quasi come ci trovassimo in “Amici miei”. Troviamo un altro hotel: e’ piu’ piccolo, meno accessoriato, ma per passarci una notte e’ piu’ che sufficiente. Una cosa e’ certa: mi sono divertito veramente molto, anche in quest’ultima parte di serata che aveva piu’ del drammatico che altro. In fin deiconti e' stata una serata splendida che non avrei manco dovuto vivere, e come dicevo all’inizio, un’imbucata cosi’ non me la dimentico per tutta la vita!!!
mercoledì 16 settembre 2009
L'IMBUCATO
Una imbucata cosi’ penso di non essere mai riuscito a farla in tutta la mia vita! E a giudicare da come e’ stata la serata direi che ne e’ valsa decisamente la pena. Tornati dal centro, io, Rafael, Miguel e Hermes siamo andati all’hotel di quest’ultimo, dov’era il ritrovo per partire alla volta del social program, di cui non avevo la minima idea. Tutti avevano il loro badge al loro collo, un lasciapassare per la serata, e io ovviamente no. Con la classica disinvoltura e sfacciataggine che mi contraddistingue, schiacciato a sándwich tra Manuel e Rafael, salgo sul bus fischiettando, e mi siedo nel primo posto libero. Non passa molto prima di partire. Un viaggio di mezz’ora circa, direzione nord fuori dalla citta’. Per Strada scene gia’ viste, tra tutte la famigliola felice con papa’ al volante del pick-up, mamma accanto, e bimbi piccoli in libera uscita sul cassone dietro (alla faccia delle assicurazioni italiane!). Arrivati a destinazione non potevo credere in che specie di posto eravamo finiti: un vero ranch mexicano, con una mega area adibita a ristorante, un grosso palco in allestimento per una band dal vivo, un toro meccanico, una vera arena con tanto di gradinata per spettacoli equestri…il tutto rigorosamente inmerso nel verde, tra alberi e cactus. Restava solo una cosa da fare: passare dalla porta principale. Stranamente (l’hanno definita per me buena suerte) gli addetti ai controlli dell’entrata, quando sono passato io, erano intenti a parlare tra di loro, e non hanno fatto troppo caso al fatto che il mio collo non fosse adorno del pass. In meno di 20 secondi, come se niente fosse, mi sono ritrovato all’interno, dove ad accoglierci c’era un grosso tavolo con dei tacos appena fatti e 3 vasche piene di birre immerse nel ghiaccio. Prendo il mio vassoio di tacos, la mia corona, e vado nella zona tavoli insieme a Manuel, non senza aver scattato qualche foto. Nell’arena alcune donne cavalcavano, e pensavo fosse una sorta di attivita’ libera, non certo le prove di uno spettacolo. Rafael e Hermes avevano preso un tavolo in fondo alla sala da pranzo, ci fanno segno e li raggiungiamo. Li cominciamo a chiacchierare, mentre la sala si riempie. Una cameriera ci riempie di tutto quel che potevamo desiderare: antipasti, birra, tequila. Per la cena vera e propria bisogna alzarsi e andare a riempire il piatto con quel che si desidera. Aspettiamo che la calca di chirurghi affamati finisca di riempirsi i piatti (senza ovviamente scene penose di gente che si spinge o si scavalca come in Italia, ma tutti rigorosamente in fila, con rispetto per la posizione), e ci riempiamo i nostri. Un perfetto pranzo stile mexicano.
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