mercoledì 23 settembre 2009
NIGHT SHIFT IN NIÑO POBLANO
Sono le 04.44 della mattina. Sono nell'ospedale del Niño Poblano, dove sto facendo il turno di notte insieme a Rafa e Manuel. Venire qui ha un sapore particolare, farlo di notte ancor di piu'. E' tutto diverso dall'ospedal de la Mujer: ci sono bambini, dai neonati a quelli piu' grandi, con problemi di vario tipo. All'entrata rimango colpito dai molti alberelli piantati in giardino. Hanno un significato: ogni albero e' un trapianto d'organo eseguito qui. Non faccio fatica ad ambientarmi qui: dopo aver rivisto Manuel che mi ha accolto calorosamente, mi sono cambiato e ho iniziato il giro con loro. Il primo bimbo visitato era gia' un caso grave: una leucemia linfoide acuta, 8 anni appena, con un sospetto di perforazione intestinale. Chiediamo un RX Addome e aspettiamo. Passati dai bimbi piu' piccini, 4-5 anni, e' venuta fuori la mia ves da payaso. Prima tante chiacchiere con un burlone operato di ipospadia, la classica macchietta da reparto, che dopo 30 secondi gia' mi chiamava "Doctor alejandrooooo" con una vocina simpatica. Poi risate e timidezza di un'altra bimba in un'altra stanza. Colpi emotivi alla vista di un piccino, di solo 3 anni, con un bruttissimo tumore al fegato. Aveva un guanto gonfio legato alla culla. L'ho trasformato in un pupazzetto, per la gioia delle mamme intorno e lo stupore di Manuel...Sembrava una serata tranquilla, trascorsa guardando le foto del congresso, e mostrando al doc la mia tesi di laurea (con tanto di presentazione, fattta per l'occasione in spagnolo!), quando sono arrivate le immagini radiologiche (qui ancora sulla pellicola, non su mega pc in rete): il bimbo e' perforato e va operato. Non abbiamo fatto in tempo ad arrivare in camera che il bimbo aveva perso conoscenza, e gli anestesisti lo stavano intubando. In quel momento abbiamo parlato con la mamma e il papa': e' un caso delicato, grave per la sua leucemia, con un rischio chirurgico elevato. C'e' la possibilita' che muoia. Non trattengono le lacrime al nostro allontanarci. Le trattengo a malapena io, come non riesco a trattenere il desiderio di confortarli in qualche modo. La condizione del piccolo, una volta aperto l'addome, era complicatissima: materiale fecale diffuso, con una reazione di difesa che aveva incollato tutte le anse intestinali: ci sono volute 3 ore per capirci qualcosa, e purtroppo la valvola ileo-cecale, il cieco e l'ascendente erano gia' necrotici, al punto da necessitare di una resezione. 2 stomie, una borsa di bogota' per rioperarlo tra 48-72 ore, una triplice terapia antibiotica in attesa dell'esame colturale. E' uscito vivo dalla sala operatoria, con una prognosi riservata. Negli occhi dei genitori, il terrore di perdere il loro piccino, e la speranza che il nostro lavoro gli possa aver regalato un'altra possibilita'. Non vorrei mai trovarmi nella posizione di un genitore in questi casi, anche se devo ammettere che nemmeno quella del chirurgo e' facile...e in questo momento, finito tutto, non riesco a dormire sebbene ne avrei bisogno. Guardo manuel che dorme rannicchiato su una poltrona, e' qui da 24 ore, e andra' via solo domani alle 18. Gli specializzandi sono spremuti come spugne qui (un po' come si vede in gray's anatomy), forse troppo. Pero' da queste parti sono capaci, dopo 2 anni di specialita', a condurre con grande tecnica e freddezza un'operazione complicata come quella odierna (fatta da Manuel come primo operatore), e a parlare con i genitori come un vero chirurgo. I chirurghi grandi danno fiducia, lasciano spazio, e fanno crescere nuove generazioni di chirurghi. In Italia il massimo a cui puoi ambire, dopo 5 anni di specialita', e' che un primario assonnato ti lasci una fimosi...che amarezza! vado a dormire, alle 8 devo andare nell'altro ospedale, per l'ultimo giorno di chirurgia messicana. Come dicevo qualche settimana fa, gia' ne sento la mancanza...
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