venerdì 25 settembre 2009

VAMOS A LA PLAYA (OH OH OH OH OH)

Ed eccoci qui, pronti a lasciare Puebla direzione Cancun. Ho finito di impacchettare tutte le mie cose, spero di non aver dimenticato nulla e soprattutto che il peso del bagaglio non sfori. Questo piccolo volo e' la prova di peso prima del rientro in Italia, fissato per martedi'. Riuscira' il nostro eroe a scampare la multa come fece a Bratislava nel 2006? Per l'occasione ho infarcito il bagaglio a mano fino a scoppiare, e con molta disinvoltura, avro' in mano anche una borsetta di carta. Se mi chiedono qualcosa ho dentro il libro di chirurgia, mi serve per studaire in volo (Tze'..). Magari apro la pagina delle immagini e la signorina del check in si sente male :D
I programmi per i prossimi 4 giorni sono: arrivo alle 16 a cancun, smutandamento e bagno nel mar dei caraibi. Giornata di sabato in viaggio verso Chichen Itza, domenica e lunedi abbronzatura selvaggia (con eventuale gita a Toulum ed Xcaret, da decidere in base al budget). Spero che il buon montezuma non decida di venire a prendere la tintarella con me, 4 giorni tranqulli penso di meritarmeli...

giovedì 24 settembre 2009

VADO AL MASSIMO, A CITTA' DEL MESSICO...

Il blasco diceva anche "vado a gonfie vele". Io stamattina le vele potevo gonfiarle, e pensavo al massimo di andare in un bagno qualunque in Messico. Il buon Montezuma, dopo avermi cantato la ninna nanna, mi ha dato anche la sveglia e servito la prima colazione. Per fortuna la dottoressa Gutierrez in ospedale aveva il loperamide, altrimenti adios viaje! Gli accordi con la vice-direttrice erano di trovarci in ospedale alle 9 e partire in auto verso la capitale. Avendo dormito col cesso di Rafa, stamattina sono andato con lui in ospedale, e dalle 7 alle 9 ho avuto solo visioni mistiche. Al suo arrivo la dottoressa stava per annullare tutto, quando le ho detto che stavo meglio e che sarei andato. E' stato il momento di salutare tutti (in condizioni oscene), e con un nodo alla gola abbracciare Rafa e ringraziarlo per tutto quel che ha fatto per me in questo mese. Con Ely siamo scesi nel parcheggio, e ad aspettarci a bordo di una nuovissima fiammante Mazda X-C9 (20gg di vita), Armando, uno dei suoi tanti nipoti. La dottoressa ha 9 tra fratelli e sorelle, e' sposata e non ha figli, e adora i nipoti. Ovviamente, a giudicare dall'auto, mi ha dato subito l'impressione di essere una che non ha problemi economici. E infatti parlando e' venuto fuori che hanno un sacco di case, anche nella capitale e ad Acapulco, gestiscono diverse societa'...insomma, se la passano bene. Tuttavia sono rimasto colpito dalla sua disponibilita' e generosita', stupore che a fine serata e' cresciuto ancor di piu'. Durante il viaggio di andata ci siamo tuffati nel verdissimo paesaggio messicano, viaggiando tra i 2 vulcani. 1 ora di autostrada per arrivare ad un grande casello: benvenuti a citta' del Messico! Dalle alture, avvicinandoci alla citta', sono rimasto subito colpito dalla grandezza della citta', della quale era impossibile vedere la fine, con case distribuite ovunque, una ammassata all'altra. E Armando mi dice che non e' tutta quella che vedo, ma solo una parte...del resto per farci stare 25 milioni di persone (e' la citta' piu' popolata del mondo) c'e' bisogno di spazio! Pero' si respira l'aria della capitale, della citta' urbanizzata: saltano subito all'occhio i tram e il metro' (che qui ha quasi 20 linee), e i numerosi ponti che duplicano le strade principali. Del resto vivere in cosi' tanti qualche disagio lo crea, e se pensate che il traffico di Milano sia asfissiante, vi invito ad un pomeriggio di follia a citta' del Messico: se non viene l'esaurimento nervoso qui non puo' venirvi per niente al mondo...



Comunque l'impressione che mi ha fatto e' di una citta' ben tenuta, che ha molto da offrire, e non la benche'minima traccia di delinquenza o malessere, quasi a sgretolare subito le leggende metropolitane che la vedono come citta' di delinquenti, anche con famiglia (stessa leggenda sui napoletani, gente invece civile e ospitale). Siamo arrivati all'ospedale infantile, definito da tutti la cattedrale della chirurgia pediatrica. Armando ci ha aspettato passeggiando fuori, noi, indossati i camici, siamo entrati e siamo andati dal suo amico, il professore responsabile della didattica. Ci siamo riconosciuti subito, tutti e 2 presenti nel Ranch di Leon, tra birra, tequila e chirurghi ubriachi (dettagli non specificati nella circostanza). Qualche chiacchiera, poi l'invito a raggiungere un chirurgo per visitare l'ospedale e vedere l'attivita' di chirurgia pediatrica. Scendiamo in ambulatorio e incontriamo il dottor Roberto, specialista nel trattamento di MAR e patologia colon rettale. Ci porta a spasso per i reparti, e mi spiega qualcosa sulle patologie e sulle frequenze: operano un'atresia delle vie biliari alla settimana, hanno malformazioni ano-rettali in programma come routine (quella che per noi italiani e' la circoncisione e l'orchidopessia), diversi tumori, trapianti di rene e fegato, estrofia della cloaca a quantita' impressionanti. Ricoverata c'e' una bimba con Hirschsprung: rimango sotto shock quando mi dice che e' stata operata 15 volte, e l'ultimo e' durato 36 ore...PRONTO??? Roba da fantascienza. Mi mostra poi l'area degli specializzandi: qui gia'dal primo anno operano, hanno autorita' come medici, possono firmare, operare, dare terapie, e sono a capo degli specializzandi di pediatria. Operano un sacco, e vengono istruiti a dovere. Sentendo tutto questo mi e' venuta la depressione a pensare che la cosa piu' eccitante che potrei fare in Italia sarebbe una cartella clinica (cosa che peraltro gia' faccio...). Incontro poi il dott. Lezama, quello del congresso che mi aveva invitato. Era dispiaciuto del mio non essere andato, pero' ha accettato la mia promessa a organizzarmi per tornare, e mi ha lasciato la mail per tenerci in contatto. E' un guru dell'oncologia in chirurgia pediatrica, sara' bello tenere un contatto del genere. Terminato il giro in ospedale con l'invito a tornare da specializzando, prima di uscire ho potuto ammirare un'opera di Diego Rivera, i bambini che giocano alla Pignatta, presente in originale nell'Auditorium dell'ospedale.



Nell'auditorium si stava svolgendo una lezione di cultura generale per i medici: un uomo barbuto, con occhiali e l'aria da prof di storia, parlava a diversi medici della Francia e della sua storia...molto interessante, e riflessivo vedere quanto ci tengano qui a formare un medico in tutti gli aspetti della cultura. E poi si dice che noi Italiani siamo avanti: penso, oggi ancor di piu', che siamo piccoli, cosi come il nostro stivale e' un puntino in mezzo al mappamondo...
Usciti dall'ospedale e ripescato Armando tra le bancarelle antestanti all'ospedale, siamo stati raggiunti da Fernando, specializzando in oculistica e figlio di una amica della dottoressa, e siamo andati in giro per la citta'. Purtroppo il centro era irraggiungibile in auto dato il traffico, pero' ho potuto ammirare lo stadio Atzeca (una roba immensa), le stradone a 4 corsie strapiene di auto, il quartiere di Coyacan. E' qui che ci siamo fermati, e a mia sorpresa siamo andati a visitare la casa Azul (cosa che fara' moooolto piacere alla mia dolce meta')...



Terminata la visita alla Casa che fu di Frida Khalo e Diego Rivera, siamo andati in un altro museo, la casa che fu di Dolores Olmedo, dove sono custodite molte opere di Frida e Diego, nonche' pochi esemplari di un cane messicano in via di estinzione , pavoni reali che viaggiano liberi nell'immenso giardino(mai visto uno da cosi' vicino prima!), e un sacco di splendide opere Maya, appartenute alla Olmedo, morta meno di 6 anni fa...



Concluse le visite al museo abbiamo passato 2 ore in auto per ritornare in ospedale. Quando ho chiesto se avevamo visto buona parte della citta', Fernando si e' messo a ridere, dicendomi che avevamo appena visto una piccola parte del sud della citta'...E' veramente qualcosa di immenso, e inimmaginabile. Dovro' tornarci per scoprire altri dettagli su cose interessanti, come la plaza de toro piu' grande del mondo, la piazza del centro piu' estesa del mondo, il quartiere dove vivono le gondole come a venezia...Salutato Fernando siamo tornati a Puebla. Nel viaggio in auto tante risate: mi sono sfogato su quanto accaduto in casa, facendo ridere i miei compagni di viaggio, che al tempo stesso si sono dimostrati molto disponibili. "Dovevi venire da noi, abbiamo case grandi, avresti uno spazio per te, per la tua ragazza...Andiamo in giro, ti portiamo a Veracruz, visitiamo Acapulco dove Armando ha un hotel, torni qui a Citta' del Messico e ti diamo la casa. Devi solo pagarti il volo, poi ti sistemiamo noi!". Mi piacerebbe approfittare di tutto questo, tornare a vedere quel che mi sono perso, e dare la possibilita' anche a mamma e papa', che non hanno mai visto niente fuori dall'Italia, di venire qui a scoprire un altro mondo, tanto lontano quanto vicino al nostro. Rientrati in Puebla alle 9 di sera mi hanno portato a visitare le loro case: giusto il tempo per 2 palloncini alla figlia di Armando, la conoscenza di Carmen (che verra' in estate a Milano) e suo fratello, visita alla casa della dottoressa che mi ha fatto un regalo stupendo, e poi cena in un ristorante tipico messicano a base di carne, scelta da un tagliere e cucinata di fianco al tavolo...Mi ha messo in imbarazzo quando ha pagato anche per me, dicendomi di non preoccuparmi e che era un piacere. So che non ha problemi economici, ma e' stato un bel gesto, sentito e generoso, che ho apprezzato. Peccato averli conosciuti solo adesso...Quest'ultima serata a Puebla e' stata decisamente bella, e si e' conclusa, accompagnandomi a casa, con un fortissimo abbraccio della dottoressa, uno di quelli in cui senti il calore e l'affetto, e l'invito a tornare e portare i miei cari. Un abbraccio anche ad Armando, che pero' rivedro' domani: si e'offerto di portarmi all'aereoporto, facendomi risparmiare i soldi del taxi, che potro' utilizzare per mangiare a destinazione. Dentro casa invece la solita solfa, consolle e occhi allucinati. Per fortuna quesi giorni son volati, anche perche' in casa ci ho passato meno di 2 ore. Ho approfittato per farmi la valigia, mezza pronta. Continuero' domattina, pronto per 4 giorni di relax...

L'ULTIMA CENA

La giornata di Mercoledi' e' stata l'ultima in ospedale. La mattinata e' stata molto tranquilla, con qualche visita di controllo ai bimbi operati, programmazione di un intervento per il Giovedi', e ambulatorio. La nottata in bianco non sembrava minimamente influire sulla lucidita', forse legato piu' all'emozione dell'ultimo giorno. Osservavo Rafa mentre parlava con i genitori dei bimbi, e mi son venute in mente molte occasioni in cui l'ha fatto in questo mese: mi lascia un buon ricordo e un buon insegnamento, non solo di tecnica chirurgica ma di grande umanita'. E' empatico, paziente e premuroso, nonche' molto disponibile. Una volta mi disse che un buon medico sa il giusto di medicina e non si dimentica di essere umano. Parole sagge, vere e perfettamente condivise. C'e' stato, nel corso della mattinata, anche l'incontro con i genitori della piccola per la quale la commissione ha deciso la dimissione. Sono entrambi molto giovani, la mamma poco piu' che ventenne e psicologicamente distrutta. Il padre molto piu' deciso, sicuro, quasi distaccato dal problema. Ci sono voluti 30 minuti di continue domande evasive (e il rifiuto a operare la piccina per la gastrostomia, trattamento quantomeno palliativo), prima che la dottoressa Janine, in maniera molto diretta, all'ennesima osservazione del papa' sulle aspettative di vita della piccina ha risposto "qui non si tratta di aspettative di vita, ma di decidere se volete che vostra figlia muoia qui, in un freddo reparto, da sola, oppure tra le vostre braccia a casa, nel calore della famiglia!". Mentre diceva quella frase aveva gli occhi lucidi, provata dalla situazione, come tutti i medici del comitato. Non e' facile trovarsi davanti a situazioni del genere, ne' come genitore, ne' tantomeno come medici. Rafa ha dimostrato ancora una volta grande umanita' con i suoi gesti, le sue parole emozionate e la sua grande disponibilita', che portero' sempre tra i miei ricordi. Lasciare quella stanza e' stato come uscire da uno stato di apnea prolungato. Terminata la consulta ho comprato una torta e una bibita, che ho offerto a tutto il personale conosciuto in questo mese. In ospedale sono stato proprio bene, e tutti speravano che rimanessi un po' di piu'. Sarei potuto rimanere un altro giorno, ma domani saro' a Citta' del Messico: la vicedirettrice dell'ospedale, conosciuta bene solo lunedi', mi ha invitato ad andare con lei nella capitale per visitare l'ospedale infantile, ottimo posto per la chirurgia pediatrica, e fare un giro per la citta'. Stavolta il treno non lo perdo....
Usciti dall'ospedale Rafa mi ha portato a casa, giusto il tempo di una doccia, prendere un cambio per domani, e ripartire verso casa sua. Mentre mi preparavo e' andato a prendere Lupita, la sua bimba di 6 anni. Durante il viaggio in auto mi sono divertito un sacco con la piccina, decisamente adorabile. E lui le vuole un bene incredibile...Arrivati a casa ho potuto sfoggiare per la piccola Lupita le mie doti da payaso: sculture di palloncini, micromagia, per la sua felicita' e quella del suo papa'. E non ho potuto resistere, nel vederlo sorridere indossando il mio naso rosso, dal regalarglielo insieme ai miei trucchi: e' rimasto molto contento ed emozionato. Spero ne possa fare buon uso al Niño Poblano, tra una visita e l'altra.



Riportata a casa Lupita ho iniziato a preparare la cena: per salutarmi Rafa ha organizzato in casa sua una serata con i suoi amici piu' cari, chiedendomi di preparare qualcosa di Italiano. C'erano Miguel e Alejandro, entrambi accompagnati dalle dolci meta', piu' la ragazza di Rafa, l'infermiera della sala parto. Ho cucinato per circa 3 ore, dalle 6 del pomeriggio, e le portate servite sono state: antipasto con bruschette all'italiana e melanzane arrostite, pasta alla norma, zucchine ripiene, insalata di pomodori e ananas in fette accompagnato da una crema di mascarpone(volevo fargli la torta, ma non ho trovato i savoiardi!!!). Cucinare tutto quel tempo, con solo 2 ore scarse di sonno, mi ha disintegrato la schiena, che non mi sentivo piu' dal dolore. Hanno apprezzato tutto, e il buon Rafa si e' letteralmente divorato le zucchine ripiene, servite quando gia' tutti stavano scoppiando.



Tra una portata e l'altra ho intrattenuto il pubblico con qualche trucco di micromagia e qualche scultura di palloncini, che anche agli adulti fanno piacere. Per concludere ho concesso la rivincita a scacchi a Miguel e Rafa: il primo e' stato nuovamente sconfitto, mentre Rafa e' riuscito a battermi, complice l'ora era mezzanotte passata) e i crampi addominali che mi impedivano anche di respirare. Alla fine il bollettino resta di 3:1 per l'italia degli scacchi, per la gioia dei tifosi. E' stata proprio una bella serata, conclusasi con abbracci, scambi di mail e promesse di rivedersi presto, qui o in Italia. Salutati tutti, l'unico desiderio era quello di dormire, desiderio disintegrato dal buon Montezuma, che ha deciso di partecipare anche lui alla cena per salutarmi prima della partenza (che je possino...)

mercoledì 23 settembre 2009

NIGHT SHIFT IN NIÑO POBLANO

Sono le 04.44 della mattina. Sono nell'ospedale del Niño Poblano, dove sto facendo il turno di notte insieme a Rafa e Manuel. Venire qui ha un sapore particolare, farlo di notte ancor di piu'. E' tutto diverso dall'ospedal de la Mujer: ci sono bambini, dai neonati a quelli piu' grandi, con problemi di vario tipo. All'entrata rimango colpito dai molti alberelli piantati in giardino. Hanno un significato: ogni albero e' un trapianto d'organo eseguito qui. Non faccio fatica ad ambientarmi qui: dopo aver rivisto Manuel che mi ha accolto calorosamente, mi sono cambiato e ho iniziato il giro con loro. Il primo bimbo visitato era gia' un caso grave: una leucemia linfoide acuta, 8 anni appena, con un sospetto di perforazione intestinale. Chiediamo un RX Addome e aspettiamo. Passati dai bimbi piu' piccini, 4-5 anni, e' venuta fuori la mia ves da payaso. Prima tante chiacchiere con un burlone operato di ipospadia, la classica macchietta da reparto, che dopo 30 secondi gia' mi chiamava "Doctor alejandrooooo" con una vocina simpatica. Poi risate e timidezza di un'altra bimba in un'altra stanza. Colpi emotivi alla vista di un piccino, di solo 3 anni, con un bruttissimo tumore al fegato. Aveva un guanto gonfio legato alla culla. L'ho trasformato in un pupazzetto, per la gioia delle mamme intorno e lo stupore di Manuel...Sembrava una serata tranquilla, trascorsa guardando le foto del congresso, e mostrando al doc la mia tesi di laurea (con tanto di presentazione, fattta per l'occasione in spagnolo!), quando sono arrivate le immagini radiologiche (qui ancora sulla pellicola, non su mega pc in rete): il bimbo e' perforato e va operato. Non abbiamo fatto in tempo ad arrivare in camera che il bimbo aveva perso conoscenza, e gli anestesisti lo stavano intubando. In quel momento abbiamo parlato con la mamma e il papa': e' un caso delicato, grave per la sua leucemia, con un rischio chirurgico elevato. C'e' la possibilita' che muoia. Non trattengono le lacrime al nostro allontanarci. Le trattengo a malapena io, come non riesco a trattenere il desiderio di confortarli in qualche modo. La condizione del piccolo, una volta aperto l'addome, era complicatissima: materiale fecale diffuso, con una reazione di difesa che aveva incollato tutte le anse intestinali: ci sono volute 3 ore per capirci qualcosa, e purtroppo la valvola ileo-cecale, il cieco e l'ascendente erano gia' necrotici, al punto da necessitare di una resezione. 2 stomie, una borsa di bogota' per rioperarlo tra 48-72 ore, una triplice terapia antibiotica in attesa dell'esame colturale. E' uscito vivo dalla sala operatoria, con una prognosi riservata. Negli occhi dei genitori, il terrore di perdere il loro piccino, e la speranza che il nostro lavoro gli possa aver regalato un'altra possibilita'. Non vorrei mai trovarmi nella posizione di un genitore in questi casi, anche se devo ammettere che nemmeno quella del chirurgo e' facile...e in questo momento, finito tutto, non riesco a dormire sebbene ne avrei bisogno. Guardo manuel che dorme rannicchiato su una poltrona, e' qui da 24 ore, e andra' via solo domani alle 18. Gli specializzandi sono spremuti come spugne qui (un po' come si vede in gray's anatomy), forse troppo. Pero' da queste parti sono capaci, dopo 2 anni di specialita', a condurre con grande tecnica e freddezza un'operazione complicata come quella odierna (fatta da Manuel come primo operatore), e a parlare con i genitori come un vero chirurgo. I chirurghi grandi danno fiducia, lasciano spazio, e fanno crescere nuove generazioni di chirurghi. In Italia il massimo a cui puoi ambire, dopo 5 anni di specialita', e' che un primario assonnato ti lasci una fimosi...che amarezza! vado a dormire, alle 8 devo andare nell'altro ospedale, per l'ultimo giorno di chirurgia messicana. Come dicevo qualche settimana fa, gia' ne sento la mancanza...

ARROGANZA E PRESUNZIONE

Stamattina in ospedale non ero solo: a far compagnia a me e Rafael e’ venuto Miguel (quello del Ranch-zoo). In questi giorni e’ in vacanza, e ieri Rafa lo ha chiamato per venire ad operare oggi un dotto arterioso in un neonato di 1kg. Qui la modestia e l’umilta’ dei chirurghi e’ qualcosa di incredibile, e si da molto spazio ai colleghi, soprattutto quando sono piu’ giovani. Si prende alla lettera cio’ che si giura secondo Ippocrate, ovvero di insegnare come ad un figlio l’arte della medicina e della chirurgia. Niente a che vedere con l’arroganza e la presunzione di chi in Italia diventa primario o chirurgo di ruolo con un po’ di spazio. Sembra che tutto il lavoro sia solo per lui, che la professione medica sia solo un suo podere, e nessuno, se non il leccapiedi di turno, ha la benche’ minima speranza di imparare qualcosa o avere il suo spazio.
Tralasciando questi pensieri, mentre visitavamo i bambini nella terapia intensiva, e in particolare la piccolina perforata operata piu’ volte, ho pensato che in questo mese le cose sono andate bene, e che nessuno dei bimbi trattati ha avuto conseguenze gravi o e’ deceduto. E questo pensiero positivo si e’ dimostrato prematuro. Saliti per un caffe’ ho scoperto, ascoltando Rafa parlare con Miguel, che durante i giorni del congresso e’ stato operato un neonato da un chirurgo generale, dato che non c’erano a disposizione chirurghi pediatra. Poteva essere trasferito in un altro hospédale, invece il chirurgo generale lo ha preso in carico. Arroganza e presunzione, la stessa che porta anche nel nostro paese i chirurghi a credersi onnipotenti, e a spingersi sempre oltre ogni limite. Da quando sono in chirurgia pediatrica piu’ volte e’ capitato di ricevere bambini e doverli trattare in urgenza, con quadri clinici severi che si sarebbero potuti evitare se i chirurghi generali che li avevano in carico li avessero trasferiti immediatamente. Beh, qui e’ successa la stessa cosa, con la differenza che, gestire una perforazione intestinale in un neonato con una resezione che generalmente fai in un adulto, puo’ andarte bene se sei fortunato, puo’ provocare la morte del piccolo nel caso opposto. E in questo caso, ieri, la piccolina non cel’ha fatta ed e’ morta… Ho cercato di superare il momento parlando di altro con Miguel. Dopo alcuni minuti, in attesa di andare ad operare, Rafa ci ha informato che ci sarebbe stata una seduta del consiglio bioetico, per discutere di un caso grave. Qui in México, benche’ si possa pensare che sono indietro con la sanita’, hanno a mio avviso una corretta maniera di gestire certe cose. Quando ci sono situazioni cliniche gravi, per le quali la medicina non puo’ piu’ far nulla e gestire un paziente puo’ voler dire ridursi nelle condizioni di avere vegetali attaccati ad una macchina, si riunisce un comitato di medici specialisti in piu’ discipline, che discute il caso e giunge ad una decisione. E’ una sorta di eutanasia passiva, ovvero la decisione di non intraprendere una certa strada di cure che puo’ solo prolungare le sofferenze dell’assistito e di chi gli sta intorno. Sicuramente una posizione difficile, una scelta che ricade su uomini e donne che discutono, con grande tensione e trasporto emotivo, seduti intorno ad un tavolo con tutta la documentazione clinica e legale. Niente a che vedere con l’arroganza del nostro paese, dove, in nome di una confessione religiosa predominante, capi di stato si impongono sopra qualunque cosa, anche sopra il volere di un padre che vede da 20 anni una carota con i capelli deperirsi in un letto attaccata ad un respiratore. Il caso discusso dalla commissione oggi era un caso molto toccante, che ha pero’ riaperto una ferita nel mio animo che si creo’ esattamente 2 anni fa, per una situazione analoga. Si tratta di una bimba, nata a fine luglio prematuramente per via di una infezione materna difficilmente gestibile complicata da aumento eccessivo di liquido amniotico. Dopo la nascita la bambina stava apparentemente bene, se non che dopo 2 settimane si e’ improvvisamente aggravata, ed un esame ha dimostrato l’esistenza di una emorragia cerebrale di IV grado, molto grave, che necessitava di trasfusioni di sangue. E i genitori di questa piccola sono “testigos de Jehová”. La decisione di non trasfondere la piccola, mantenuta salda dal padre, ha complicato ulteriormente il quadro clinico, con indebolimento ed anemia a cui ha fatto seguito una infezione che si e’ rapidamente trasformata in sepsi. Non e’ servito a nulla che la madre, seppure in modo coatto e di nascosto dal marito e da altri familiari, abbia acconsentito a sottoporre la piccina a 2 trasfusioni. Ormai era troppo tardi. Ad un esame tac cerebrale, seguito da una risonanza magnetica, la situazione resulta sconcertante: al posto del cervello, la piccola ha delle aree di colliquazione complete. A poco sono servite le 2 ventriculostomie praticate, che hanno solo fatto uscire dal cranio quantita’ abnormi di pus. Tutto cio’ che e’ rimasto del cervello della bambina e’ il tronco, che veicola le funzioni vegetative (respiro, digestione…). Tutto il resto e’ un ammasso di poltiglia, che ha ovviamente portato la piccola a soffrire di crisi convulsive continue, di difficile gestione. Oltretutto, il quadro infettivo si e’ complicato con una perforazione gastrica, che e’ stata trattata con una resezione parziale di stomaco. La decisione da prendere e’ difficile: tenerla in ospedale o mandarla a casa? Il problema e’ che qui i posti letto sono pochi, le richieste tante, e i casi senza speranza vengono lasciati al loro corso naturale: meglio morire nel calore della famiglia che soffrire una vita in un letto di ospedale, senza sapere cosa succedera’ quando i tuoi genitori non saranno piu’…. E la decisione del comitato etico, alla luce del quadro clinico e delle aspettative infauste, e’ di mandarla a casa. Ci sono persino difficolta’ nelle cure palliative Della piccola: eseguire una gastrostomia permetterebbe di alimentarla, ma il rischio di trasfusione, dato che ha solo mezzo stomaco e ricamente vascolarizzato, e’ alto. E il padre ovviamente si continua ad oppore, in nome di una legge interpretata dall’uomo. Mi fanno rabbia molte cose in tutto questo, a cominciare dall’arroganza e presunzione, gia’ sperimentata anche in Italia, di queste persone, spesso senza nemmeno troppa intelligenza, che pretendono di voler insegnare la medicina a chi l’ha studiata da una vita e praticata da decenni, avvalendosi di un opuscoletto di 32 pagine e della fatidica frase “beh, in altri paesi operano senza sangue, si vada ad informare…”. Forse fareste meglio ad informarvi voi, o meglio ancora a lasciare che la vostra coscienza, e non il timore dell’uomo, vi porti a fare delle scelte discutibili. E magari vestirsi di modestia e umilta’, suggerimento tanto predicato quanto poco applicato. Tutta la questione mi ha aperto una ferita che tenevo chiusa da un po’ di tempo, ed alimentato una rabbia incontrollabile. Mi vengono in mente le parole lette recentemente in un libro: “Vedono gli alberi ma non la foresta”. Se penso poi alla decisione della madre, e al modo di gestirla, la rabbia aumenta ancor di piu’. E risparmio di riportare i commenti dei medici di Puebla, molto a modo ma tutti concordi nel riscontrare che il problema principale per la bambina sono i genitori, in particolar modo il padre… Ancora adesso a pensare a quel che ho assistito, a rivedere le immagini della tac, mi piange il cuore. Come puo’ volere Dio tutto questo? Come si puo’ pensare che una scelta discutibile, che toglie valore alla vita di un neonato incolpevole (o di un adulto in altri casi) invece che dargliene, possa essere approvata quando mette altri esseri umani nella condizione di dover decidere quando e come morira’? Sembra un grande paradosso, che ancora adesso, nella rabbia, faccio fatica a spiegarmi. Per non pensarci piu’ e’ bastato scendere in sala operatoria, parlare con il papa’ della bambina da operare, guardare gli occhi di chi lascia la vita della cosa piu’ preziosa che ha nelle tue mani e che, riponendo grande fiducia in te dopo aver sentito tutti i rischi a cui puo’ andare incontro, dice: “la lascio nelle sue mani doctor, so che e’ la cosa migliore…”. E la cosa bella, alla fine dell’intervento, e’ potergliela ridare in braccio, sana e salva.

lunedì 21 settembre 2009

AUTUMN LEAVES (SCRUBS EDITION)

Oggi e' il primo giorno di autunno, il mio ventiseiesimo autunno. Passano in fretta le stagioni, e anche quest'anno e' arrivato il momento in cui il rosso, il giallo e il marrone, colori delle foglie che muoiono e cadono, prendono il posto del verde e dell'azzurro, tipicamente estivi. Non che qui a Puebla lo sbalzo sia particolarmente evidente, visto che sono 3 settimane che vivo in un clima decisamente autunnale. Pero' stamattina, viaggiando sull'autobus, mi e' venuto in mente di essere alla mia 26ma stagione autunnale guardando quel bimbetto, di 5 anni, che viaggiava solo soletto sul bus, con lo zaino in spalla, una bottiglina con dentro probabilmente un succo di frutta, e due occhioni curiosi che guardavano fuori dal finestrino. Mi ricorda un po' me, quando da piccolo, facevo con la mia testa riccioluta il percorso casa-scuola solo soletto, spulciando a destra e a manca alla ricerca di cose curiose da carpire. La parte piu' pericolosa del mio viaggio era l'attraversamento di via confalonieri, per fortuna munito di semaforo, e sempre fatto in compagnia di altre mamme e altri bimbi, giusto per non sentirsi troppo soli. "Ne passeranno di autunni anche per te piccoletto" pensavo mentre mi guardava, sorridendogli e suscitando dapprima la sua timidezza, poi la sua curiosita'. Arrivato in ospedale,complice la digressione mentale stile JD, o forse l'ambiente del reparto, spiccicato a quello del telefilm, mi sono sentito dentro ad una puntata di scrubs. C'erano i medici gia' vestiti sul bus, pronti per il reparto. Non so perche' lo fanno in Scrubs, qui lo fanno perche' non hanno un armadietto, ne' un posto dove cambiarmi. Anche io, gia' vestito col camice sotto la giacca (tanto, fare l'igienista in mezzo al 99% di medici che si comporta cosi' mi rende solo ridicolo...se non altro ho messo la giacca sopra il camice!), mi sentivo un po' JD. Soprattutto a viaggiare per l'ospedale con lo zainetto in spalla, contenente il mio vestiario chirurgico. Il lavapavimenti con uno sguardo poco simpatico mi ha aiutato ad immedesimarmi ancor di piu' nella scena, e me lo immaginavo gia' farmi qualche dispetto e ridere delle mie disgrazie (per l'occasione, crampi addominali continui...forse e' lui che ha fatto sparire la carta igienica in tutti i bagni!!!). Lungo il corridoio, medici di tutti i tipi, con camici variegati, a far tutto fuorche' lavorare: uno che beve una coca, l'altro che mangia un panino, altri 2 che ridono e scherzano, uno che si legge il giornale, c'e' pure quella vestita da chirurgo con i tacchi! Ci manca solo il Tod con le mutandone infarcite... A completare il quadro scrubs di questa giornata primaverile piu' che autunnale (a dispetto del 21 settembre infatti stamattina ho potuto anche prendermi il lusso di usare gli occhiali da sole!), il capannello di infermiere e studenti davanti alla scrivania in centro al corridoio, qualcuno con il suo bicchierozzo di caffe', altri tenendo in mano quelle cartelle metalliche contenenti tutta la documentazione clinica. Ho pensato nella mia testa che ci mancava solo un bel ballo di gruppo: detto, fatto! Nella sala degli intermedi le infemriere stavano cantando una canzoncina ad una collega, invitandola a fare il bagnetto ad un piccolino!!!Non so se la stessero prendendo in giro, ma ci mancava solo che si mettessero in fila e preparassero una coreografia. A completare il buffo ospedale stile scrubs, la visione questa mattina del magnifico direttore: un ometto basso, coi baffetti e la chierica alla zidane di capelli bianchi, occhialoni quadrati e sembianze tutt'altro che messicane. A seguirlo una donna un po' trasandata e tutta trafelata. Mi ricorda quel poveraccio di Ted. Magari nel pomeriggio si intrattiene con le altre in un folkloristico gruppo di canto a cappella! Riportata la testa nel mondo reale mi sono concentrato sulla chirurgia del giorno, oggi decisamente interessante: atresia duodenale per iniziare. Era la prima volta che ne vedevo una, e avere la fortuna di vederla da cosi' vicino (primo assistente) non e' cosa che capita tutti i giorni. Eppure la sfortuna (o forse i dispetti dell'inserviente?) mi hanno costretto, a 3/4 dell'opera, a lasciare il campo operatorio: dolori colici e gastrici fortissimi, al punto da iniziare a sudare freddo e diventare pallido. Ci ho messo 40 minuti a riprendermi da quei maledettissimi crampi ("i'm not superman..."), e fortuna che non ho avuto bisogno del bagno, altrimenti l'omino delle pulizie si sarebbe fatto si delle grandi risate per l'assenza di carta igienica! Recuperato un colore di una gradazione un po' piu' vivace del bianco cadavere sono tornato in pista, pronto per l'intervento di chiusura del dotto arterioso. Ed e' stato allora che e' arrivato il mio grande momento: dopo aver condotto l'intervento da manuale, al momento di chiudere il torace della piccola (la stessa che non era stata operata venerdi') mi ha guardato: "Bambi vuoi fare una continua intradermica?". Penso di aver avuto gli occhi a cuore in quel momento, cuore ancor piu' grande quando lo stesso Aguilar mi ha lasciato i ferri in mano e, congedandosi, mi ha dato appuntamento al piano di sopra. Mi sono immaginato le infermiere in festa, con tanto di coriandoli e fuochi artificiali. Ogni singolo punto dato a quella ferita pensavo a quanti autunni ho sognato prima di arrivare ad un momento del genere (vissuto solo per interventi su adulti, mai su un neonato), e a quanto avrei dovuto far bene perche' quella piccola ferita potesse scomparire anno dopo anno, senza lasciare traccia sul corpo della piccola, cosi come le foglie che cadono dagli alberi in autunno per poi sparire. Alla fine mi sono anche immaginato, in una fantastica assenza, il personale portarmi in trionfo fino all'entrata dell'ospedale. Mi piace pensarla cosi', come un grande successo (ogni tanto fa bene sognare no?). Ovviamente l'assenza finisce con me che vengo buttato in una pozzanghera, e un bus che passa e mi finisce di inondare di fango, mentre fuori scoppia il diluvio (altrimenti che puntata di scrubs e'?!?). Scherzi a parte, vedro' prima di partire se dovro' regalare alla piccola una cerniera o un po' di mastice per il suo primo comple-mese!!! Gli autunni passano in fretta, uno era iniziato in modo speciale l'anno scorso, e un anno dopo, lo stesso giorno, sono riuscito a provare un'altra emozione speciale. Spero di potermene ricordare molti altri di autunni cosi...

domenica 20 settembre 2009

LLUVIA DE INSULTOS (Y DE HAMBURGUESA TAMBIEN)

Faccio una premessa: questa e' l'ultima volta che sfogo la rabbia verso i miei padroni di casa su questo post! Da domani mi concedero' solo commenti su ospedale, vita in giro per la citta', insomma commentare quello che sono venuto a fare. Pero' quello che e' successo oggi va raccontato, giusto perche' si capisca in che posto mi trovo. Parto da ieri sera, lasciato solo di nuovo. Un velo di tristezza mi ha assalito dopo un'ora di nullafacenza, considerata anche l'impossibilita' di intrattenermi in chiacchiere telematiche con qualcuno in Italia per via del fuso. Avrei voluto dormire, ma esattamente qui di fianco hanno fatto una festa, e i messicani pare soffrano di sordita': volume a palla e musica fino alle 3 di notte. Gia' qui gli insulti sarebbero partiti a pioggia, ma al cessare della musica il mio cervello si e' messo in standby. Il progetto originale era quello di dormire almeno almeno fino alle 11, per poi farmi una bella doccia e uscire. Ora vi faccio una domanda: se alle 6.30 una persona vi entra in camera e vi sveglia, e con insistenza vi invita a vestirvi per uscire, cosa fate? Risparmiatemi i dettagli, lo posso immaginare, a meno che ovviamente la motivazione non sia una questione seria...beh, stamattina alle 6:30 marcos mi ha svegliato, con parecchia insistenza, facendomi vestire e andare in auto con lui. "vieni con me, devo fare una commissione, cosi vedi la citta', portati la macchina fotografica...". Ora, considerato che sono qui da 3 settimane e piu', che la citta' potevate anche farmela vedere un altro giorno, ad orari piu' decenti, e che soprattutto mi lasciate spesso qui da solo, ma proprio stamattina e soprattutto a quest'ora mi dovete rompere i maroni??? Probabilmente il sonno boia e la musica rilassante trasmessa dalla radio hanno lasciato che gli insulti scorressero vivaci solo nella mia testa. Dopo circa 20 minuti, durante i quali ho potuto ammirare, nella penombra dell'alba, la chila poblana (una statua di una donna col tipico costume messicano) e una chiesa di cui non ricordo il nome, siamo arrivati in un posto, dall'altra parte della citta', in una via un po' appartata.



Marcos e' sceso e mi ha fatto restare li. Erano le 7 di mattina, e con molta nochalance ha bussato piu' volte ad una porta. Ho capito solo dopo che si trattava di un suo affittuario, e lo scopo del viaggio era ritirare i soldi dell'affitto (e bisogna far presto, se no questi non li trovi...). Terminata l'incombenza speravo di tornare tra le braccia di Morfeo, invece, facendo tappa nell'area 5 maggio (zona importante a livello storico per la cacciata dei francesi nel 1862, con 2 fortini, Hidalgo e Loreto, sede della resistenza, e un sacco di targhe a ricordare ai messicani dei loro fratelli patriotti che gli hanno regalato la liberta'), siamo finiti dietro allo stadio di Puebla. Qui ha parcheggiato l'auto lungo la strada e siamo stati per piu' di 40 minuti fermi, in silenzio. Non capivo il perche' di tutto questo, poi, alla mia 4 domanda "perche' diamine siamo qui???" la risposta e' stata: "la mia sposa mi ha chiesto Tamales, e qui viene un camioncino che li fa buonissimi...". COOOSAAA??? MA PER CHI MI HAI PRESO, PER IL TUO CANE DA COMPAGNIA??? Ho sollecitato piu' volte di tornare a casa data l'assenza del camioncino, finche' alle 8:40 siamo ripartiti. Non contento Marcos ha fatto un giro in auto ed e' tornato indietro. Fortuna ha voluto che il camioncino fosse arrivato, cosi' ha potuto fare felice la sua sposa, che intanto dormiva comodamente al calduccio. L'unica magra consolazione di tutto questo e' stata la gran bella vista dei vulcani sullo sfondo della citta', immagine che meritava una foto, se non fosse che la malasuerte mi avesse fatto scaricare la macchina fotografica proprio sul piu' bello...Siamo arrivati a casa alle 9.20, e non ci ho pensato 2 volte a tornare nel letto e piombare di nuovo in un sonno profondo. Sonno che e' durato solo 2 ore, perche' poi hanno deciso di tagliare l'erba nel giardino,esattamente sotto la mia finestra. OVVIAMENTE mi sono svegliato, e nella mia testa il gallo non faceva chicchirichi, ma urlava un po' di insulti variegati...Il meglio alla mia uscita in giardino, mezzo assonnato, con Marcos che mi invita a fare "un po di attivita' fisica" indicandomi la zappetta per aiutarli a fare il giardino...sai cosa c'e' caro marcos? ANCHE NO! Mi sono lavato, sistemato, e ho trovato il conforto di chi mi vuol bene, un attimo di sollievo in un momento di sconsolatezza estrema. Pensavo almeno di consolare il tutto con il viaggio verso il mercatino di Cholula, ma anche per questo ho dovuto penare ben 2 ore, prima di vederli pronti per uscire. C'e' chi mi dice di parlarci, di dire queste cose (e tutto il resto) e far valere i miei diritti mostrando la mia delusione. So che avrei ragione, ma sto attraversando una fase un po' zen, e non ho voglia di litigare. Voglio solo che passino questi altri giorni e andare a godermi un po' di mare. Il viaggio verso il mercato e' stato straziante, non calcolato (come per tutto il resto del pomeriggio), e costretto ad ascoltare un cd per imparare il tedesco...ALLEGRIA direbbe il buon Mike!!! Se non altro il tempo trascorso al mercatino l'ho impiegato a cercare gli ultimi regalini da portare in Italia, e non ho fatto minimamente caso alla loro indifferenza, attratto dai colori e dal folklore di questa terra.




Pensavo, al termine del giro, di tornare a casa per sfogarmi un po' su skype, e ricevere un po' di consolazione, invece, senza che mi si dicesse nulla, mi sono ritrovato ad Angelopolis,di nuovo. "L'hai mai visto?" Ehm, ero qua giusto venerdi', e vel'ho pure detto, ce la facciamo??? Lo scopo del viaggio era mangiare pollo fritto da KFC. Ho declinato la gentile offerta optando per un piu' leggero (e forse salubre) sushi. All'alba delle 6:40 la prospettiva di tornare a casa mi angosciava, cosi' ho optato per il cinema, presente nel centro commerciale. Con discreta svogliatezza Andre e Octa mi hanno seguito, e ho scelto pure il film: LLUVIA DE HAMBURGUESA, un film di animazione 3D che uscira' tra poco anche in Italia (visto che l'era glaciale 3 me la son perso mi sono cuccato un film prima dei miei compaesani :P). Prima del film mi sono dovuto sorbire 6 spot decisamente patriottici, tutti a ricordare di essere orglogliosi di appartenere al popolo messicano, alla sua gioventu', e a contribuire col microcredito per un futuro glorioso...Se non altro la pioggia di hamburgher mi e' piaciuta molto, e non ho avuto difficolta' a seguirla completamente nonostante fosse in spagnolo (e a questo punto potrei metterlo come terza lingua conosciuta, senza averci dedicato manco 1 secondo di studio, yeah!) e le risate hanno preso il posto degli insulti. Carino il film, la storia, la morale (e soprattutto il papa' monociglio del protagonista!), vi consiglio di andare a vederlo quando uscira'.



Alla fine del film mi era tornato un po' di buonumore, che e' sparito dopo meno di 20 minuti. "Ci fermiamo dai nonni?" e' stata la domanda dei ragazzi. Ovvia la risposta. E non e' servito molto a capirne il motivo: in meno di 20 secondi erano gia' sul divano, tv e sky accesi, a guardarsi un telefilm...ma gli vogliono proprio bene a sti nonni eh???ma un sacco! Ho resistito 5 minuti, tempo di vedere su discovery uno di quei programmi che ti insegna a crescere un figlio sociopatico, con una tata che invitava la mamma a punire il figlio rinchiudendolo in una specie di recinto...lascio a voi i commenti al riguardo, io non mi esprimo...Certo e' che se questi ragazzi sono sociopatici penso di sapere il perche'! Ho salutato e sono tornato a casa, dove ho sistemato tutti i regalini comprati. Ed e' stato poco fa, mentre pensavo sdraiato sul letto, che ho avuto la dimostrazione di vivere in mezzo a gente ambigua: si sono presentati in camera con 5 regali, uno per ciascun membro della mia famiglia. E la frase di congedo e' stata: "e' un piacere averti qui, e la nostra porta e' sempre aperta!"... Io vi consiglierei di aprire l'ombrello, perche' adesso vi arriva una pioggia di insulti!!!