lunedì 31 agosto 2009

ESTA-to un viaggio lungo, ma alla fine...

Partire da casa di mio zio, a pochi km dalla Malpensa, e’ stata sicuramente una buona idea, anche se inizialmente la mia idea era quella di alzarmi un po’ piu’ tardi delle 5.45…tutto sommato pero’ questa cosa ha avuto I suoi risvolti positivi! Arrivato al check in, bello come il sole, ho presentato il passaporto e un foglio che la compagnia mi ha inviato insieme alla conferma del biglietto. Quello che non sapevo e’ che per entrare negli US serve un altro foglio, il modulo ESTA, una sorta di questionario improponibile che richiede la riposta a domande assurde del tipo “ti sei mai drogato? Sei mai stato arrestato? Ti hanno mai negato l’ingresso negli US? STAI ENTRANDO NEGLI US PER COMMETTERE AZIONI ILLEGALI???”. Sono proprio curioso di conoscere quel simpatico bandito che ha risposto SI a questa domanda… Fatto sta che al check-in mi hanno imbarcato per Dusseldorf con riserva per Miami: PANICO!
Il rischio, pur avendo 3 ore di scalo, era di ritrovarsi bloccato in Germania se non avessi trovato un internet point da qualche parte (e considerato che in tutta la Malpensa non ne ho trovato mezzo qualche preoccupazione l’ho avuta…). Fortuna che non mi lascio scoraggiare facilmente: con una faccia che dire da schiaffi e’ dir poco sono andato alla biglietteria dell’Air Berlin reclamando della mancata informazione riguardo all’ESTA, e per risposta la signorina mi ha detto che 2 ragazzi settimana scorsa hanno perso il volo per Miami per lo stesso motivo…NOOOOOOOOOOO!!! Io non posso perderlo! “Signorina ma lei non e’ che per caso ha un computer??? (il quale giaceva in bella vista davanti alla stessa) ”. La proposta e’ stata di farmi compilare da qualcuno il modulo e mandarglielo via mail perche’ me lo stampasse in aereoporto… Per fortuna la mia novia, svegliata alle 7:30 del mattino con una telefonata quasi disperata, per salvarmi da questo brutto pastrocchio mi ha compilato il modulo e l’ha inviato alla gentilissima hostess, che ha potuto stamparmi il visto per gli US. Restava solo una cosa da fare: arrivare a Dusseldorf, sperare di ritrovare il bagaglio e rifare il check-in!
Volo perfetto (su un aereo che credo fosse appena uscito dall’hangar di costruzione tanto era bello e nuovo), bagaglio ritrovato immediatamente e check-in per Miami. Raccontata la mia storia alla hostess del check-in parte la procedura per l’imbarco, anche se insorgono problemi perche’ il mio volo e’ di sola andata (paura che vi conquisti gli states eh???????). Perdo 20 minuti per spiegare alla simpatica tedescona che non vado per restare ma levo le tende dopo 4 giorni, faccio vedere tutti I biglietti stampati e finalmente ottengo la carta di imbarco (anche se mi resta un dubbio: perche’ alla malpensa il mio bagaglio pesava 16,5 kg e pesato a Dusseldorf era 24? MISTERI DEGLI AEREOPORTI...).



Rimaneva solo da superare il gate con il bagaglio a mano, e anche qui altro Show, con in poliziotto che ha deciso di passare ai raggi il mio libro di chirurgia pediatrica DA SOLO, fuori dalla valigia (cosa pensava, che ci nascondessi un coltello o una pistola?!?). Finalmente davanti all’aereo resto impressionato dalla grandezza dell’airbus 330, e dalla lunghezza delle sue ali: un gigante incredibile, mai visto prima mi avrebbe portato dall’altra parte del mondo.
Il viaggio, 10 ore e poco piu’, non ha vissuto particolari sconvolgimenti: proiezione di cartoni animati, 3 film e serie TV, un po’ di tempo per studiare, 2 pasti, bevande servite fresche ogni 20 minuti, 2 sedili tutti per me, uno steward italiano molto simpatico che mi ha riservato servizio personalizzato, con caffe’ semidecente, invece di quello orribile servito normalmente, servito 2 volte al posto, seguito dopo il pasto da un bayleys on the rocks! Il gusto pieno della vita a 40.000 piedi di altezza. Lasciata l’Europa dalle coste britanniche il volo si e’ diretto a Nord, verso l’Islanda, e poi ancora piu’ su, fino a costeggiare la Groendlandia, per poi scendere lungo le coste canadesi e quella americana fino alla Florida, per atterrare all’aereoporto di Miami. Resta solo da passare la frontiera, e saro’ giunto a destinazione…

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