Visto il tempo decisamente tropicale (isolated thunderbirds, ovvero tempeste a secchiate d’acqua che si materializzano in pochi secondi e altrettanto velocemente scompaiono) avevo deciso di andaré a vedere il centro di Miami, cosi’ gli propongo di andare via insieme, giusto per non fare il viaggio in autobús da solo… Si puo’ immaginare la mia sorpresa quando scopro che il buon Mauricio e’ automunito (ancor maggiore se pensate che stavo gia’ sclerando perche’ lui era sparito e pensavo mi avesse lasciato da solo in ostello). E con la macchina e’ tutta un’altra cosa! Zero spese per il bus, aria condizionata, indipendenza e possibilita’ di movimiento infinite! E cosi partiamo, alla scoperta della multiculturale Miami: Bayside, il Porto, l’opera, l’Arena dove giocano i Miami Heat (la squadra di basket, i Miami Dolphins sono la squadra di football americano), e poi giu’ per Flager Street.
Spostandosi verso ovest il paesaggio cambia, lasciando lo spazio dei grattacieli a piccole case colorate che sembrano tutt’altro che americane…Il negozio per gli articoli dentari e’ chiuso, ma qui e’ tutto troppo latinoamericaneggiante; visi poco US, musica latinoamericana a tutto volume, negozi e case barricati dietro sbarre di metallo…entriamo in un bar: bachata a tutto volume, facce ispaniche che ti squadrano da testa a piedi, un succo di ananas per rinfrescarsi. Guardando le facce (e la bandiera appesa al muro) mi accorgo di essere a Little Havana, un’altra parte di Cuba geograficamente staccata. Poco lontano il quartiere messicano, poi i Salvadoregni… E girando per le vie si incontrano decine di chiese, ognuna diversa, con il suo credo e le sue interpretazioni (e con nomi piuttosto buffi). Presa la route 95 verso Nord il paesaggio cambia di nuovo: piccole case, stile ritorno al futuro, una accanto all’altra, con automobili giganti parcheggiate davanti. Nelle vicinanze la scuola, con i suoi bus gialli vuoti ancora per poco. Incontriamo l’amigo di Mauricio, con sua Moglie, in un negozietto. Parlano spagnolo, capisco qualcosa ma non tutto. Alla fine andiamo a mangiare, seguiamo loro…ristorante portoricano, cibo típico (per la cronaca mi sono mangiato carne di maiale coi fagioli e platano al forno). I suoi amici in realta’ sono sconosciuti, o meglio, amici di amici. Lui e' americano, ma parla meglio lo spagnolo (come molti a Miami). Si chiacchiera (ormai lo entiendo muy bien), arriva il conto e questi pagano. Non solo risparmio sui mezzi pubblici, addirittura sul cibo!!! Persone davvero gradevoli, cose mai viste ne sentite nemmeno nei film…e dire che avevo iniziato a pensare che Mauricio fosse uno spacciatore! Con la panza piena ci spostiamo verso Nord Miami, a citta’ di Aventura, un centrocommerciale grande come Taccona con negozi di ogni tipo (una cosa da venire il vomito,ma del resto in USA sono big per tutto!). Ci facciamo un giro dentro, sollevati dalla fresca aria condizionata e riparati dalla pioggia torrenziale. Hanno appena aperto il Disney Store, ci sono Topolino e Minnie direttamente da Disneyworld (200km a nord di Miami)! Mi perdo dentro l’apple store, attratto dal prezzo di iphone 3G-S 32gb (199$), seccato dall’impossibilita’ di acquisto senza contratto. Chiedo a tutti i negozi dentro quel centro, always CONTRACT! Anche per fare pipi’ qui in america serve il contratto??? Quelli furbi sono I salvadoregni, 499$ per la brutta copia dell’iphone!! (ma per chi cavolo mi ha preso???). Rinuncio all’idea di un altro melafonino, imbocchiamo Ocean Drive a Nord Miami e scendiamo verso sud. Un parco/spiaggia di nudisti precede le numerose abitazioni dei ricconi di Miami Beach nord, prima di imbattersi negli hotel di 50 piani.
Proviamo a fare un bagno ma la sensazione che stia per venire il diluvio ci salva dall’effettivo arrivo di una tempesta, che allaga la strada in pochi secondi, pur non lasciando godere di un minimo beneficio in termine di riduzione della temperatura. Cessa la pioggia e siamo di nuovo a South Beach, e passiamo davanti al Bacon Hotel, quello famoso per una scena iniziale di Scarface in cui ammazzano un tizio con una motosega in una vasca da bagno. E’ stato ristrutturato, appare diverso da quello del film, ma per chi l’ha visto basta chiudere gli occhi e si immagina Tony Montana parcheggiare la cadillac dall’altra parte di quella strada, sotto le palme… Poco piu’ avanti siamo arrivati, di nuovo Jazz Hostel, desiderio di un bagno in mare stroncato dall’ennesima tempesta…non resta che far la doccia e aspettare l’uscita serale, meravigliato da quanto sia multiculturale questa citta’, cosi’ come questo ostello…eppure tutto il mondo e’ paese (e basta guardare quanto bevono sti ragazzi per capirlo)

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