lunedì 31 agosto 2009

WELCOME TO MIAMI

A darti il benvenuto ci pensano I poliziotti di frontiera e I doganieri. Ti guardano sempre con aria sospetta, con un atteggiamento di insolita superiorita’. Ti squadrano mentre, sorreggendolo ad altezza viso, confrontano la tua faccia con quella della foto del passaporto. Cosa sei venuto a fare qui? Sei da solo? Hai fatto l’ESTA? Ti fanno la foto segnaletica, ti prendono le impronte con computer superdigitali stile CSI e dopo un attimo di suspance degno del miglior Gerry Scotti alla domanda da 1 milione di euro ti timbrano il visto. Servono 5 minuti, se ti va bene, per fare tutto e andare a cercare il tuo bagaglio: visto che sull’aereo ertavamo in tanti, e ringraziando I consigli di Andrea, mi sono fiondato subito alla frontiera, una specie di maxi-stanza piu’ simile al casello di un’autostrada. Dietro di me un sacco di gente, un sacco di attesa…e se ti va male vieni anche scelto per essere perquisito e interrogato (questa fortuna me la sono schivata perche’ mi e’ uscita davanti una ragazza e I poliziotti, troppo lontani da me, hanno preso lei). Trovato il bagaglio e varcata la soglia dell’aereoporto, se ancora la tecnologia sfoggiata in aereoporto non ti e’ bastata, ci sono le super divise dei poliziotti e I taxi gialli a ricordarti di essere nel paese dove tutto e’ grosso (e non so se e’ un modo per compensare altre dimensioni ridotte altrove, ne’ e’ scopo di questo viaggio dimostrarlo…): strade a 5 corsie, cartelli autostradali, automobili mai viste, grattacieli vicino al mare, tutto accompagnato da stars & stripes ovunque. Per l’ostello non prendo il taxi, ma super shuttle, una sorta di pulmino che ti porta direttamente a destinazione e costa meno del taxi. Anche questo e’ grosso, come il suo guidatore (omone nero di circa 200 kg…).



Con gli occhi di un bambino in un negozio di caramelle, attraversando il ponte che collega Miami a Miami Beach, ho pensato a quanto Miami appaia uguale a quella vista mille volte in TV, nei film e nei telefilm…di fronte al porto, nella fetta di oceano che divide le 2 parti della citta’, decine di case da favola, con Yacht stellari ormeggiati davanti all’entrata. Poi si arriva a Miami Beach, che alterna hotel da 50 piani a piccoli hotel e case di 2 piani, divise tra Ocean Drive e Collins Avenue. Tra le vie quei vicoli visti tante volte negli inseguimenti, che sii concludono perennemente con il camion della spazzatura che, sbucato non si sa da dove, blocca la via agli inseguitori…
Arrivato all’ostello realizzo subito di aver scelto un posto adatto ai viaggiatori solitari (sorvolando sulla qualita' della camera e la posizione del mio letto vicino alla porta del cesso): dopo 20 minuti sto gia’ chiacchierando con Jose’ e Miguel, 2 ragazzi di Madrid vicini di letto. Tempo di una doccia e sono di nuovo in loro compagnia, sorseggiando Coca e Havana davanti all’ostello (con una temperatura da tropico, caldo asfissiante ed umidita' che in confronto a Milano fa freddo) e iniziando a conoscere qualche ospite: chi arriva dall’Europa per le vacanze, chi dal Brasile, chi semplicemente dall’altra parte degli US. Tra tutti Mauricio, un Colombiano 30enne (che ne dimostra la meta’), sposato da 5 anni e papa’ di un ninho di 4 anni, che parla un inglese a dir poco improponibile ma che in compenso sa come disfarsi il fegato… Arriva la mezzanotte a Miami, per me sono le 6 del mattino, dopo 24 ore consecutive sveglio. Dall’ostello parte una carovana per uno dei locali di Ocean Drive: ci andrei volentieri, ma la testa basculante sul resto del corpo mi ricorda che forse e’ il caso di andare a dormire…al resto ci pensero’ domani!

Nessun commento:

Posta un commento