Con gli occhi di un bambino in un negozio di caramelle, attraversando il ponte che collega Miami a Miami Beach, ho pensato a quanto Miami appaia uguale a quella vista mille volte in TV, nei film e nei telefilm…di fronte al porto, nella fetta di oceano che divide le 2 parti della citta’, decine di case da favola, con Yacht stellari ormeggiati davanti all’entrata. Poi si arriva a Miami Beach, che alterna hotel da 50 piani a piccoli hotel e case di 2 piani, divise tra Ocean Drive e Collins Avenue. Tra le vie quei vicoli visti tante volte negli inseguimenti, che sii concludono perennemente con il camion della spazzatura che, sbucato non si sa da dove, blocca la via agli inseguitori…
Arrivato all’ostello realizzo subito di aver scelto un posto adatto ai viaggiatori solitari (sorvolando sulla qualita' della camera e la posizione del mio letto vicino alla porta del cesso): dopo 20 minuti sto gia’ chiacchierando con Jose’ e Miguel, 2 ragazzi di Madrid vicini di letto. Tempo di una doccia e sono di nuovo in loro compagnia, sorseggiando Coca e Havana davanti all’ostello (con una temperatura da tropico, caldo asfissiante ed umidita' che in confronto a Milano fa freddo) e iniziando a conoscere qualche ospite: chi arriva dall’Europa per le vacanze, chi dal Brasile, chi semplicemente dall’altra parte degli US. Tra tutti Mauricio, un Colombiano 30enne (che ne dimostra la meta’), sposato da 5 anni e papa’ di un ninho di 4 anni, che parla un inglese a dir poco improponibile ma che in compenso sa come disfarsi il fegato… Arriva la mezzanotte a Miami, per me sono le 6 del mattino, dopo 24 ore consecutive sveglio. Dall’ostello parte una carovana per uno dei locali di Ocean Drive: ci andrei volentieri, ma la testa basculante sul resto del corpo mi ricorda che forse e’ il caso di andare a dormire…al resto ci pensero’ domani!

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