Uscito dall’aereoporto ho aspettato qualche minuto, un po’ preoccupato nel non vedere nessuno ad aspettarmi, finche’ sono comparsi un uomo e 2 ragazzi, con la tipica espressione mexicana sorridente e un cartello gigante con scritto sopra “Alessandro”. Ho quindi conosciuto Marcos (il capofamiglia, lavora nell’amministrazione di uno dei 10 ospedali della citta’), Octavio (il secondogenito, studia biotecnologie al primo anno) e Cesar (il piu’ piccolo, fa il 5 anno delle scuole superiori). Viaggiando sulla loro macchina verso Puebla sono rimasto colpito da quello che i miei occhi stavano osservando: UN ALTRO MONDO. Marcos ha iniziato a raccontarmi quello che stavamo vedendo, la citta’ di Cholula, fuori da Puebla e dove lui lavora, famosa per una grande e importante piramide Maya che ho in programma di andare a visitare presto. Il fatto e’ che di citta’ come la intendiamo noi non aveva granche’: una strada principale semidecente, invasa da autobus colorati, circondata da piccole case variopinte, per meta’ disastrate, le strade intorno come quelle di campagna... Siamo entrati in Puebla e arrivati a casa, vicino al Molino, un edificio alto dove conservano e lavorano la farina (che mi hanno suggerito di utilizzare come riferimento se mi perdo), un “payaso” stava inseguendo un autobus: qui ci sono molti pagliacci che passano il tempo a intrattenere la gente sul bus, facendo scherzi e ricordando che in tutto il mondo sorridere fa bene sempre...
Entrati in casa mi sono reso conto di come la vita sia molto diversa dalla nostra: una casa molto semplice, dove il fornello va collegato prima di cucinare, la caldaia accesa da fuori casa prima di farsi la doccia e usare l’acqua calda, la lavatrice sta fuori e si usa una volta alla settimana...Il contrasto pero’ e’ la presenza di materiale decisamente hi-tech: computer portatile e minilaptop di ultima generazione, tv al plasma nella camera dei genitori, Xbox e nintendo wii in quella dei ragazzi... Forse se li possono permettere perche’ i genitori hanno lavori ben remunerati: conosco a questo punto Lidia, la mamma, un medico di medicina generale, che mi fa vedere la casa. Andrea, la figlia grande che studia medicina e mio contatto personale non e’ ancora arrivata, e’ in universita’ e finisce alle 8, a volte piu’ tardi quando si ferma a studiare “los idiomas Italiano, Aleman y Frances...”. Ci sediamo in soggiorno, intorno al tavolo. Lidia comincia a parlarmi in maniera molto amorevole, tipica delle mamme, e mi da il benvienido en su casa. Sono persone davvero molto carine, sono rimasto sorpreso dalla facilita’ con la quale mi hanno fatto entrare nella loro vita, dandomi fiducia e spazio. Quello che mi ha lasciato sorpreso e’ stata la mia capacita’ di capirli mentre parlano in spagnolo (molto meno soddisfatto dei miei goffi tentativi di rispondere in spagnolo, uno scempio per le orecchie e ottimo materiale con cui deridermi vitanaturaldurante). Fatte le raccomandazioni del caso (vedi oltre), mi hanno portato a pochi passi da casa loro, nella casa dei genitori di Lidia. Qui c’era una festa, per la mamma di Lidia: ogni volta che uno compie gli anni si festeggia per 8 giorni di fila, mangiando prodotti della cucina tipica. In questo caso la cosa era molto piu’ sobria, ma sono rimasto colpito dall’unita’ della famiglia: c’erano le 3 sorelle e il fratello di Lidia, con le rispettive famiglie, e tutti sapevano gia’ del mio arrivo e chiedevano di me. E’ stata una serata piacevole, e ho potuto assaggiare il mio primo piatto tipico, Chile en Nogada, un peperone dolce ripieno con varie cose tra cui ananas, fritto in una pastella e sommerso da una salsa dolciastra colorata con chicchi di melograno...il contrasto dolce e salato e’ molto forte, il mio stomaco ne e’ riuscito a tollerare solo 2 assaggi (poi la coca cola e un pezzo di pane mi han salvato dal disastro). La serata si e’ conclusa con qualche palloncino, giusto per non dimenticarmi mai di essere un payaso, per la gioia dei 2 bimbi presenti...Tornati a casa abbiamo parlato moltissimo, sia del Messico che dell’Italia, il tutto in spagnolo (non so come facevano loro a capirmi, pero’ pare ci siano riusciti bene...). Sistemo le mie cose nei cassetti liberati per me, mi guardo intorno per ambientarmi in questo nuovo mondo, e ripenso alle loro parole: “consideraci la tua nuova famiglia messicana”...

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