Ci vuole poco perche’ la notte ci avvolga con la sua oscurita’. La Strada si fa un po’ piu’ disastrata, sempre con i soliti irresponsabili pronti a rischiare la vita. Seguiamo per Celaya, Irapuato, poi finalmente le indicazioni per Leon. C’e’ talmente buio che si fa fatica persino a vedere la corsia, e spesso quando ci sono dei lavori, ci si accorge degli stessi solo trovandoseli davanti, col rischio di fare qualche incidente. Le citta’ sono molto staccate tra loro, e tutto intorno all’autostrada regna l’oscurita’, interrotta dai lampi che tornano a squarciare il cielo. Dopo questo viaggio penso proprio che per gli ultimi quattro giorni prendero’ il bus… Riprende a piovere, giusto per farci sentire un po’ a Puebla. Alle 11 siamo arrivati a destinazione. Giusto il tempo di chiamare Aguilar e raggiungerlo insieme ad altri chirurghi in un locale. Si beve, si ride, si scherza, Rafael mi presenta a tutti, e’ felice che io stia bene e che sia riuscito ad andare. La Maggiore parte dei congressisti e’ al cocktail di Benvenuto, loro preferiscono fare da se’. Al terzo locale preferisco non entrare, prendendomi anche del gay da alcuni specializzandi. E’ un night club. Mi mette tristezza vedere persone fidanzate e sposate entrare in un posto per vedere donne, spesso ragazze bisognose di denaro, mancare di rispetto alla loro dignita’ e ai loro corpi per l’eccitazione di qualche represso. Per fortuna noi non ci fermiamo, andiamo in un altro posto, molto piu’ tranquillo. Qualche birra, ancora qualche chiacchiera, poi ci si ricongiunge, il tempo di cercare una taqueria nel cuore della notte. Mi faccio delle grosse risate ad insegnare a Manuel, Hermes e Rafael tipiche espressioni Palermitane, e ancor di piu’ nel vederli ripeterle incespicando… Sono le 4 del mattino, e’ ora di andare a dormire, alle 7:30 comincia il congresso…ma tanto, ai congressi, ci sono abituato a fare le ore piccole, e a giudicare da come e’ iniziato, ho come l’impressione che sara’ proprio una bella esperienza. Persino il Leone luminoso mi soride!
mercoledì 16 settembre 2009
VERSO IL CUORE DEL MESSICO
La partenza verso Leon Guanajato non e’ iniziata nel migliore dei modi. Ovviamente in casa la piu’ totale indifferenza, anche visto l’orario e la necessita’ di mangiare qualcosa (erano le 5 e nessuno mi ha offerto di pranzare in casa, quando in genere cio’ avviene alle 4…). Poco male, tanto ho scorte abbondanti prima di poter dire di essere magro… Appena sceso dal primo bus direzione Niño Pueblano, l’ospedale dovre avrei incontrato Manuel Ortega (specializzando con cui avrei viaggiato in auto), nubi nere all’orizzonte non lasciavano presagire niente di buono. Per di piu’ alla fermata un ragazzo, con una faccia poco raccomandabile, stringeva con forza i polsi feriti di una ragazza. C’era sangue dappertutto, e il vetro della fermata del bus sfondato…da una parte volevo fermarmi, dare una mano. Dall’altra non sapevo cosa fosse successo, e non sapevo come sarebbe stata interpretata la mia offerta di aiuto. Sono andato via, meglio evitare guai. Arrivato all’ospedale all’orario richiesto ho aspettato per mezz’ora, con il terrore che iniziasse a piovere e che il mio accompagnatore mi avrebbe lasciato li. Con 30 minuti di ritardo arriva Manuel, con il suo Peugeout 206 nero. Scende dalla macchina. Sembra un ragazzino di 20 anni, ne ha 32 e ha quasi finito la specialita’. Mi saluta con un abbraccio caloroso, di quelli che si danno agli amici. Rimango letteralmente sorpreso dall’affetto mostrato per un perfetto estraneo. La cosa mi solleva molto, sara’ un viaggio in buona compagnia. Giusto il tempo di fare il pieno (315 pesos…qui esiste solo la PEMEX come benzina, ovviamente prodotta in casa viste le ottime risorse petrolifere del territorio…alla facciazza nostra che per fare un pieno paghiamo 60 e piu’ euro!) Le 7 ore di viaggio per i 600 e piu’ km che ci separavano dalla destinazione sono praticamente volate, tra chiacchiere, buona musica e il mio continuo perdermi nelle immagini che scorrevano sotto i miei occhi. La pioggia ci ha accompagnato per meta’ del viaggio, oscurando la bellezza dei paesaggi. Quando non pioveva, le nubi sembravano cosi vicine da poter essere toccate con mano. Sullo sfondo, un cielo nero durante la percorrenza dell’Arco Norte, autostrada aperta 1 mese fa che collega Puebla con la parte nord di citta’ del Messico (e’ come il nostro raccordo anulare, ed evita di dover viaggiare nel caotico traffico romano), lampi lunghissimi squarciavano il cielo fino a toccare il suolo. In tutto l’arco norte impossibile trovare una pompa di benzina: 200 km sotto l’acqua e nella totale solitudine, con alcuni camion di grandezze esorbitanti, viaggiare a 20/30km/h su quelle strade che alternavano salite e discese. Resto colpito da un villaggio, con case mezze diroccate, e completamente inmerso nel verde ma isolato da tutto. Come fanno? “Sono poblani” mi dice Manuel, vivono coltivando la terra e godendo dei suoi frutti… Usciamo dall’Arco Nort, e prendíamos l’autostrada che ci portera’ a destinazione. L’asfalto e’ disastrato, pieno di buche ed insidie. Non esistono illuminazioni continue, neanche in prossimita’ delle uscite. Oltretutto, e’ facile durante il cammino imbattersi in persone che vivono ai bordi dell’Autopista, e che sovente decidono di attraversare, incuranti dei pericoli. O persone che, nonostante il divieto, camminino in bicicletta lungo l’autostrada. Diverse fermate di bus sono presenti lungo il cammino, con gente che aspetta il passaggio, nel buio e sotto la pioggia, rischiando di non essere visti. Proseguiamo verso nord: San Juan del Rio, Santiago de Queretaro…qui usciamo dall’autostrada e ci fermiamo per un rinfresco, complice l’unica parte di viaggio senza pioggia. L’area di sosta e’ come nei film: semideserta, con 2 brutti ceffi dentro che dovrebbero lavorarci, e sembrano fare tutt’altro: uno ti guarda appena entri, l’altro muove lo straccio che ha in mano sfregando lentamente nello stesso punto, ma con lo sguardo rivolto verso di te, curando i tuoi movimenti. Alla cassa, una signora che si faceta prima a saltare che a girarci intorno…Prendiamo una coca, un po’ di patatine e ripartiamo. Il tramonto avvolge con i suoi colori le lande fuori da Queretaro. E’ meraviglioso il verde che questa terra possiede, un verde brillante anche quando piove. E a completare i colori di questa terra il cielo, sempre piu’ rosso, e le candide nubi bianche.

Ci vuole poco perche’ la notte ci avvolga con la sua oscurita’. La Strada si fa un po’ piu’ disastrata, sempre con i soliti irresponsabili pronti a rischiare la vita. Seguiamo per Celaya, Irapuato, poi finalmente le indicazioni per Leon. C’e’ talmente buio che si fa fatica persino a vedere la corsia, e spesso quando ci sono dei lavori, ci si accorge degli stessi solo trovandoseli davanti, col rischio di fare qualche incidente. Le citta’ sono molto staccate tra loro, e tutto intorno all’autostrada regna l’oscurita’, interrotta dai lampi che tornano a squarciare il cielo. Dopo questo viaggio penso proprio che per gli ultimi quattro giorni prendero’ il bus… Riprende a piovere, giusto per farci sentire un po’ a Puebla. Alle 11 siamo arrivati a destinazione. Giusto il tempo di chiamare Aguilar e raggiungerlo insieme ad altri chirurghi in un locale. Si beve, si ride, si scherza, Rafael mi presenta a tutti, e’ felice che io stia bene e che sia riuscito ad andare. La Maggiore parte dei congressisti e’ al cocktail di Benvenuto, loro preferiscono fare da se’. Al terzo locale preferisco non entrare, prendendomi anche del gay da alcuni specializzandi. E’ un night club. Mi mette tristezza vedere persone fidanzate e sposate entrare in un posto per vedere donne, spesso ragazze bisognose di denaro, mancare di rispetto alla loro dignita’ e ai loro corpi per l’eccitazione di qualche represso. Per fortuna noi non ci fermiamo, andiamo in un altro posto, molto piu’ tranquillo. Qualche birra, ancora qualche chiacchiera, poi ci si ricongiunge, il tempo di cercare una taqueria nel cuore della notte. Mi faccio delle grosse risate ad insegnare a Manuel, Hermes e Rafael tipiche espressioni Palermitane, e ancor di piu’ nel vederli ripeterle incespicando… Sono le 4 del mattino, e’ ora di andare a dormire, alle 7:30 comincia il congresso…ma tanto, ai congressi, ci sono abituato a fare le ore piccole, e a giudicare da come e’ iniziato, ho come l’impressione che sara’ proprio una bella esperienza. Persino il Leone luminoso mi soride!
Ci vuole poco perche’ la notte ci avvolga con la sua oscurita’. La Strada si fa un po’ piu’ disastrata, sempre con i soliti irresponsabili pronti a rischiare la vita. Seguiamo per Celaya, Irapuato, poi finalmente le indicazioni per Leon. C’e’ talmente buio che si fa fatica persino a vedere la corsia, e spesso quando ci sono dei lavori, ci si accorge degli stessi solo trovandoseli davanti, col rischio di fare qualche incidente. Le citta’ sono molto staccate tra loro, e tutto intorno all’autostrada regna l’oscurita’, interrotta dai lampi che tornano a squarciare il cielo. Dopo questo viaggio penso proprio che per gli ultimi quattro giorni prendero’ il bus… Riprende a piovere, giusto per farci sentire un po’ a Puebla. Alle 11 siamo arrivati a destinazione. Giusto il tempo di chiamare Aguilar e raggiungerlo insieme ad altri chirurghi in un locale. Si beve, si ride, si scherza, Rafael mi presenta a tutti, e’ felice che io stia bene e che sia riuscito ad andare. La Maggiore parte dei congressisti e’ al cocktail di Benvenuto, loro preferiscono fare da se’. Al terzo locale preferisco non entrare, prendendomi anche del gay da alcuni specializzandi. E’ un night club. Mi mette tristezza vedere persone fidanzate e sposate entrare in un posto per vedere donne, spesso ragazze bisognose di denaro, mancare di rispetto alla loro dignita’ e ai loro corpi per l’eccitazione di qualche represso. Per fortuna noi non ci fermiamo, andiamo in un altro posto, molto piu’ tranquillo. Qualche birra, ancora qualche chiacchiera, poi ci si ricongiunge, il tempo di cercare una taqueria nel cuore della notte. Mi faccio delle grosse risate ad insegnare a Manuel, Hermes e Rafael tipiche espressioni Palermitane, e ancor di piu’ nel vederli ripeterle incespicando… Sono le 4 del mattino, e’ ora di andare a dormire, alle 7:30 comincia il congresso…ma tanto, ai congressi, ci sono abituato a fare le ore piccole, e a giudicare da come e’ iniziato, ho come l’impressione che sara’ proprio una bella esperienza. Persino il Leone luminoso mi soride!
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