venerdì 11 settembre 2009

UNA MATTINATA DI ORDINARIA FOLLIA

La quarantena obbligata in attesa di risultati mi costringe a stare chiuso tra queste quattro mura...non avendo niente da fare provo a raccontar meglio come si e' svolta la delirante giornata di ieri...
Partiamo dall'inizio: mercoledi' sera sono andato con Rafael ad Atlixco, una citta' a sud di Puebla, circa 20 km, dove un altro chirurgo pediatra, Miguel Angel, ha un "rancho", una piccola tenuta di campagna...diciamo che di piccolo questa tenuta ha ben poco, e mi dispiace di non aver potuto fare alcune foto (sempre perche' nel fortunatissimo giorno funesto la macchina fotografica si e' scaricata...). In questa splendida tenuta, dove la casa e' ancora in costruzione, abbiamo cenato sotto uno splendido porticato, gustando ottima cerveza e mangiando carne alla griglia, il tutto ammirando la prestazione della nazionale messicana in un maxischermo lcd da 50 pollici. A stupire pero' non queste meraviglie tecnologiche, bensi' cio' che stava intorno: nella sterminata distesa di verde, con piante tropicali di ogni genere, diversi recinti per animali. C'era un cavallo, un pony, il recinto per i cervi ancora vuoto, galline, pappagalli di ogni tipo, colombe bianche, 2 pavoni, un gufo (bellissimo!) e addirittura un leopardo nano, di cui non ricordo il nome, decisamente spettacolare! Altro che casa, sembrava uno zoo...e non mancava nemmeno la maxi vasca per le carpe koi. Il tutto immerso in un fantastico verde brillante, conosco una persona che ne sarebbe andata matta...tra alcune palme presto sorgera' una piscina...ottimo motivo per tornare a trovarti Miguel! (magari in dolce compagnia). Terminata la serata tra karaoke di canzoni messicane, tequila e 2 partite a scacchi con il sottoscritto vincitore assoluto (ITALIA 2 - MESSICO 0), il mio povero naso ha iniziato a fare i capricci, ma niente di cosi' sconvolgente. Data l'ora e la necessita' il mattino di essere in ospedale alle 7, Rafael mi ha proposto di dormire da lui, nella sua abitazione in un complesso stile Merloce Place, decisamente molto carina. Il risveglio al mattino pero' non e' stato dei piu' felici: alle 6:30 avevo gia' un leggero mal di testa, ma inizialmente pensavo fosse dovuto alle poche ore di sonno. Ho fatto una doccia veloce e siamo arrivati con pochi minuti di ritardo in ospedale. Nel viaggio in auto le mie condizioni si sono fatte via via piu' gravi: la testa mi stava scoppiando, il collo ha iniziato ad irrigidirsi, il naso si e' aperto come un rubinetto e ho iniziato a tossire di continuo. La prima mezz'ora in ospedale non riuscivo manco a tenermi in piedi, cosi mi sono seduto sul divanetto vicino allo studio. Devo aver assunto un colore decisamente bianco latte quando Rafael mi ha chiesto se stavo bene, e preoccupato della mia situazione mi ha portato all'ufficio di salute, per indagare se non fossi stato colpito dalla H1N1. Dopo un semplice questionario mi hanno portato nei laboratori, dove ho fatto il test rapido per la ricerca del virus e il tampone faringeo. Il primo ha dato esito negativo, per il secondo sono ancora in attesa del risultato. Viste le mie condizioni visitare neonati sarebbe stato irresponsabile, operare ancor di piu', cosi mi sono congedato. Il viaggio di rientro in bus e' stato praticamente un incubo interminabile, con exploit finale al mio ingresso in casa (risparmio i dettagli ai deboli di stomaco e di cuore, lascio all'iconografia il compito di essere esaustiva...)



Distrutto come poche volte ho preso un aulin e mi sono messo a letto. Non sono passati nemmeno 10 minuti che ho sentito dei rumori in casa: si apre la porta della mia camera ed entra Marcos, bardato con la mascherina. Mi scuote, mi fa alzare, mi costringe ad indossare la mascherina e insiste perche' io vada a farmi visitare. Dei dubbi sorgevano nella mia testa: 1) come cavolo han fatto questi a sapere che stavo male? 2) perche' tutto questo panico se ho fatto il test e sono negativo? 3) ho gia' fatto visite all'ospedale, xkè' vogliono farmici tornare? Senza aver il tempo di rispondere e con il cranio in fase esplosiva mi sono ritrovato dopo un po' all'ospedale di Cholula, dove Marcos lavora. Vengo visitato da un medico che, oltre alla gastroenterite non mi trova altro, se non sintomi da comune influenza. Accettando di buon cuore la cura antibiotica a base di metronidazolo, storco il naso alla prescrizione di amoxicillina per il raffreddore. Finita la visita Marcos mi porta nel suo micro-ufficio, che condivide con un altra persona, mi fa sedere su una sedia in mezzo ad una corrente atlantica e non mi dice niente. Passano praticamente quasi 2 ore, nelle quali avrei sicuramente preferito dormire sotto delle calde coperte. Alle 12:30 usciamo, e io, speranzoso di potermi infilare nel letto, ancora non capivo perche' tanto allarmismo. Pensavo venisse a prenderci Lidia in auto, invece saliamo sul bus, e ci spariamo 30 minuti di viaggio (ale'). Arriviamo nei pressi di una grossa strada a scorrimento veloce, ed e' li che incontriamo Lidia. Ho pensato fosse semplicemente piu' semplice incontrarsi li per andare a casa, i sospetti mi sono venuti quando ho visto la macchina imboccare una specie di tangenziale, in direzione opposta a quella di casa. In poco tempo mi sono ritrovato di nuovo all'ospedale "de la Mujer", senza che nessuno dei due mi degnasse minimamente di parola (sebbene mi faccia piacere sottolineare la loro grande disponibilita' in tutto da quando sono qui). Siamo entrati e siamo saliti al primo piano, dove mi trovo con i dottori tutte le mattine. Rimango stranito quando, al mio ingresso nello studio, vedo la neonatologa assistente del primario indossare una mascherina. Ho iniziato a preoccuparmi, pensando di essere io la causa. Invece mi spiega che il primario, che da 24 ore lamentava piu' o meno i miei stessi sintomi (tosse, cefalea, rinorrea), lavorava anche in un altro ospedale, dove si sono registrati numerosi casi di H1N1,e per precauzione, in attesa dei suoi risultati, tutti dovevano utilizzare precauzioni. Per quanto mi riguardava invece, ero tornato li perche' il mio test rapido, dopo la mia uscita dall'ospedale, da negativo era diventato positivo. Non sapendo come contattarmi Rafael ha chiamato Andre (avendo il suo numero per contattarmi in caso di necessita'), la quale ha avvisato i suoi. Ecco spiegato come facevano a sapere tutto. Tornati all'ufficio di sanita' mi hanno spiegato l'accaduto, e omaggiato di una confezione di Tamiflu con la quale iniziare ugualmente la terapia, in attesa del risultato definitivo. Una cosa e' certa: se anche avessi preso l'H1N1 e' probabile che sia stata la dottoressa a portarla in ospedale. Io in verita' credo sia solo una banale influenza stagionale, considerato che qui ci sono 14 gradi e piove tutti i giorni, un po' come a inizio novembre in Italia. Siamo poi tornati a casa (finalmente!) e ho avuto anche modo di arrabbiarmi un po' quando ho scoperto che le intenzioni di Marcos, in attesa di certezze, erano di isolarmi in uno sgabuzzino fuori dalla casa, dove Lidia fa le visite private, un posto senza riscaldamento, bagno ne' altre comodita'. Ora, va bene tutto, ma io in carcere per l'influenza non ci vado! E poi sinceramente tutto questo allarmismo mi sembra eccessivo. Se anche avessi il virus, i sintomi sono iniziati 3 giorni fa, e coi miei colpi di tosse ho avuto tutto il tempo di infettare la famiglia. Inoltre, considerato che in tutto il Messico (dati ufficiali dell'ufficio di salute dell'ospedale), ci sono stati 200 morti, di cui la maggior parte persone anziane con complicanze multiorgano al momento dell'infezione, e pochi bambini molto piccoli con sistema immunitario ancora poco efficiente, sinceramente tutta questa paranoia non la capisco. Ho pero' avuto la conferma che, pur essendo bravissime persone, i miei padroni di casa soffrono un po' di iperansiosita' (e il decalogo di sopravvivenza scritto su questo blog al mio arrivo forse ora si spiega meglio). Tolto questo li ringrazio comunque per essersi sbattuti a destra e a manca per me, come se fossi il loro vero figlio. Di questo non posso che dargliene atto. Le prospettive attualmente sono quelle di sperare che il test sia negativo, altrimenti mi attendono 7 giorni con mascherina e isolamento totale (da paranoia completa), invece della mia partecipazione al congresso di chirurgia pediatrica di Leon (guanacate), e comunque per i prossimi 7 giorni dovro' assumere la mia dose quotidiana di medicine (che manco un vecchiettino cardiopatico di 86 anni..).



Quel che posso dire e' che, se anche fosse H1N1, in questo momento sto decisamente bene, a parte un leggero fastidio al naso. Come non ero preoccupato prima, a maggior ragione non lo sono adesso. La stessa OMS definisce l'influenza A come una normale influenza, con casi piu' gravi ed ospedalizzati registrati in immunodepressi o con condizioni clinche gia' compromesse. Le preoccupazioni della stessa OMS sono legate alla novita' del virus, mai visto prima, che tuttavia sembra avere lo stsso comportamento dei normali virus influenzali. Se la situazione fosse cosi' grave probabilmente, oltre a limitare contatti fisici e a incoraggiare al lavaggio di mani ricorrente, sarebbe vietato qualsiasi tipo di viaggio in Messico, ma cosi' non e'. Quel che è certo e' le speculazioni dovute a questa influenza sono legate a "big mama", e agli introiti milionari che il Tamiflu fara' girare in tutto il mondo. L'influenza insomma non e' niente di cosi' drammatico da spiegare una mattinata di ordinaria follia, forse il dramma vero e' la speculazione che la mente umana e' in grado di farci sopra... (consiglio a chi volesse informarsi seriamente, senza notizie fasulle o allarmistiche, di cercare info sul sito dell'organizzazione mondiale della sanita': www.who.int)

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