lunedì 7 settembre 2009

UN SABATO QUALUNQUE, UN SABATO PUEBLANO…

Il sabato da queste parti e’ un giorno di riposo totale. Con i ritmo sfalzati che ho preso da queste parti, svegliandomi alle 6:40 tutte le mattine, pranzando alle 5 del pomeriggio e per ovvi motivi non cenando, speravo di riuscire a dormire un po’ di piu’…invence gia´alle 8 i miei occhi erano aperti. Non potendo stare a letto piu’ di tanto ho portato i miei resti disidratati al piano di sotto, aspettando che si alzasse qualcuno: 2 ore di estenuante attesa! Poi Marcos e Lidia si sono sveglati. Speravo in un fantástico caffe` (anche solubile), non pensavo che mi servidero nell’ordine: tacos con queso, chili piccante, patate, fagioli, cotoletta impanata. Ho declinato il gentile invito a mangiare gettandomi su uno yogurt alla fragola. I ragazzi hanno dormito finche’ han potuto, e appena svegli si sono subito ocúpate in attivita’ di vario genere: Andre ha studiato, Cesar e Octa si sono messi davanti alla Xbox a giocare a Gears of War 2. Dopo qualche chiacchiera con chi mi pensa a 10mila km di distanza frammista alla visione via web della pessima prestazione della nostra nazionale di calcio (e nel frattempo si erano gia’ fatte le 4:30 del pomeriggio) pensavo che la giornata fosse persa, e la mia testa appesantita dalla clausura obbligata non aiutava di certo. Per fortuna i programmi erano altri. Io, Andre e Octa siamo usciti e abbiamo preso il bus per il centro. Devo ammettere che il sabato si vive decisamente meglio, il viaggio in bus e’ stato quasi normale, senza inchiodate, sterzate folli e colpi di clacson. Arrivati nel centro della citta´ il contrasto con la periferia e` diventato decisamente evidente: negozi aperti, strade ben pavimentate, luci a decorare le strade in vista della prossima festa, gente che camminava tra un negozio e l’altro, automobili anche di nuova generazione. Decisamente un’altra citta’. Se a tutti i turisti che vengono a Puebla fan vedere solo il centro, con tanto di wireless-zone nel parco tra municipio e cattedrale, penserebbero di trovarsi nel paese delle meraviglie (soprattutto considerando i prezzi). La scelta dell’orario per uscire non e’ stata pero’ delle migliori: giusto il tempo di visitare qualche negozietto e alla luce del sole era subentrata quella artificiale dei lampioni. Poco dopo, come se non bastasse, un simpatico diluvio si e` letteralmente abbattuto sulle nostre teste. Per fortuna gli edifici che circondano la piazza centrale antestanti alla cattedrale sono dotati di portici abbastanza spaziosi, ricchi di churreríe, ristoranti, fast-food e bar italiani. Visto il tempo e l’ora ci siamo seduti in una churreria, non prima di aver provato l’ebrezza della fotografia sotto il diluvio.



E’ tempo di calcio, tutta la gente si inchioda davanti alle TV montate alla menopeggio per l’occasione. Niente di meglio per farsi una birretta…anzi, dece! Non ci sono arrivato per questioni di decenza, ma sapere che 2 bottiglie di birra sol, servita ghiacciata, costano nientemeno che 30 pesos (1,5 €!!! E noi in Italia che ne spendiamo dai 5 in su…) qualche pensierino malsano mel’ha fatto fare. La decenza mi ha fermato ad un numero decente, bevute comodamente ammirando la prestazione da paura della nazionale Messicana (3-0 contro il Porto Rico). Un po’ di panico, non lo nascondo, mi e’ sorto nel leggere che la birra sol e’ prodotta dalla “cerveceria Moctezuma”…Il freddo e l’umidita’ pero’ sono riusciti a farmi distrarre da questi pensieri.



Durante la partita diversi visitatori hanno circondato il nostro tavolo: non il nostro mitico Pakistano con le rose ma bambini che vendono qualunque cosa pur di raccogliere qualche pesos, altérnate ogni tanto a giovani di un centro psichiatrico di recupero che cercano di vendere bracciali fatti a mano. Lascio 5 pesos a un bambino, senza prendere nulla in cambio. Mi fa troppa tenerezza. Finisce la partita e la gente svuota i abolí del centro, mentre cantanti messicani di strada intrattengono quelli rimasti. Si sono fatte le 11:30, giusto il tempo per farci venire a prendere da Lidia e Marcos e tornare a casa. Mi viene da sorridere mentre lasciamo la piazza nell’osservare un gruppo di giovani arrivare con le loro auto appartenenti a un club di tuning! Robe che in Italia uno si vergognerebbe persino a farle vedere in fotografia….Sulla via di casa siamo costretti a cambiare percorso a causa del delirio pueblano: gente in auto con le bandiere messicane a cantare e suonare i claxon per festeggiare il risultato, manco avessero vinto i mondiali!!! E pensare che gli italiani cominciano a fare casino quando l’Italia arriva in semifinale… qui invence si festeggia sempre, basta aver vinto! E considerato che il messico non vinceva 3-0 da diversi anni, forse questo non e’ stato proprio un sabato qualunque…

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