mercoledì 2 settembre 2009

LA FACCIA TRISTE DELL'AMERICA



Le indicazioni di Lidia e l’esperienza dell’aereoporto mi avevano gia’ dato un’idea di cosa dovessi aspettarmi, ma evidentemente ero stato anche fin troppo ottimista. Stamattina Andrea e’ tornata a casa alle 9 con una sua amica, per mostrarmi come raggiungere l’ospedale de la Mujer di Puebla, dove, a partire da domani, iniziero’ a frequentare il reparto. Gia’ l’idea di dover prendere 2 autobus mi aveva fatto ben capire che la distanza casa-ospedale era notevole, ma dopo il viaggio di oggi ho realizzato che sara’ un mese molto lungo…L’impressione di poverta’ generale che avevo avuto passando velocemente in auto si e’ concretizzata nella passeggiata verso la fermata del bus, un carretto di colore azzurro con una 20 di posti. Qui passano spesso, la citta’ e’ praticamente invasa da bus di diverse taglie, compreso un minivan da 8 posti. Costano 5 pesos e ti portano a destinazione, se sei fortunato senza un livido ne’ troppa nausea…Sulle strade dissestate gli ammortizzatori ti sobbalzano in continuazione, gli autisti guidano in una maniera folle, sorpassandosi in continuazione e incrociando piu’ volte le corsie delle grandi strade della citta’. La fermata e’ su prenotazione, e ti fermi OVUNQUE. Per salire sul bus basta sbracciarsi mentre sfreccia a velocita’ folli e se riesce a vederti l’autista inchioda e Sali…Oggi abbiamo sfiorato 18 collisioni, ho assistito a urla e insulti (CABRON!!) e il mio stomaco ha dovuto resistere a un improvvisa crisi di nausea. Il primo che si lamenta dell’ATM di Milano lo faccio venire qui a pedate….
Sotto i miei occhi le immagini di una citta’ caotica, con quasi 3 milioni di persone a popolarla. Strade dissestate, macchine sfasciate (a giudicare da come guidano non mi meravigliano), case incomplete e mezze diroccate. Eppure in questo scenario tutto ha un colore variopinto: qui non si usano i cartelli pubblicitari, qui ci sono degli artisti che dipingono i muri delle case creando insegne e pubblicita’, con una bravura da fare invidia agli artisti piu’ famosi di tutto il mondo. La macchina piu’ rappresentativa e’ il mitico maggiolone Wolkswagen, con le sue forme buffe e i colori vivaci. Se non altro questo colore riesce a mascherare il vero volto dela paesaggio. La corsa del primo autobus, il numero 14, si ferma (con inchiodata e strombazzata di clacson) al Museo del Ferrocarril, di fronte al quale bisogna prendere il numero 20, direzione ospedale. Altri 25 minuti di sballottamenti, inchiodate, curve a tutta velocita’. E il paesaggio, pur avvicinandosi al centro, non cambia, anche se si fa piu’ evidente il contrasto tra le supermacchine che girano davanti a quelle case…
Allontanandosi dal centro, alzando lo sguardo verso l’alto, si riesce ad osservare la maestosa cordata della Sierra Madre, che sovrasta l’altura di Puebla. Ci sono 2 vulcani che catturano la mia attenzione: il piu’ alto e’ chiamato Popocatepetl (montagna che fuma sempre) l’altro, piu’ piccolo, si chiama Iztatzihuatl (definito anche “la mujer dormida”). Sopra di loro un cielo azzurro e limpido, con batuffoli di nuvole a spezzarne la continuita’. Sotto, la faccia triste dell’America…
All’arrivo in Ospedale sono rimasto colpito dal quantitativo di gente, saranno state piu’ di cento persone, ad affollare il pronto soccorso dell’ospedale, tutte in fila ordinata senza nesuno che urlava e sbraitava per l’eccessiva attesa (che, ad andargli bene, sara’ stata minimo di 4 ore…). In mezzo a queste persone una bimba, con 2 occhioni grandi. Mi sentivo spaesato e disorientato, e’ bastato il suo sorriso a farmi stare meglio, e ricordarmi perche’ sono qui… Tornando verso casa passiamo davanti ad un negozio con abiti bellissimi e molto colorati. Andrea mi spiega che sono quelli da indossare per la festa dei 15 anni, l'ingresso in societa' delle donne di Puebla (credo forse di tutto il Messico). Non poco lontano, un corteo di revolucionarios contro il governo, innalzando cori per la liberazione di un compagnero...Arrivato alla fermata di casa 2 payasos salgono sul bus da cui scendo, scherzando e sorridendo. Dovro’ fare del mio meglio per esser come loro, e mascherare con un sorriso la tristezza che in questo momento mi ha pervaso…

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